Ambiente, l'Europa esplora strade d'avanguardia

BRUXELLES. Alla vigilia del Vertice dei capi di stato e di governo della Ue, non erano in molti quelli pronti a scommettere che i Ventisette avrebbero varato il piano di difesa ambientale più avanzato del mondo. Eppure, l'Europa ieri si è giuridicamente vincolata a ridurre del 20% entro il 2020, rispetto ai livelli del 1990, le emissioni di anidride carbonica (C02), principale responsabile dell'effetto serra e quindi dei mutamenti climatici. Sempre entro il 2020, hanno stabilito i Ventisette, il 20% dell'energia consumata nella Ue dovrà provenire da fonti rinnovabili.
Oggi in media è del 7% e quindi dovrà avere origine eolica, solare, geotermica. Non si dovrà fare ulteriore ricorso all'energia atomica che pure, su richiesta francese, è stata annoverata tra le fonti a bassa emissione di CO2. I vincoli stabiliscono anche che entro il 2020 in Europa la quota dei biocarburanti dovrà essere il 10% del consumo totale. «Sono molto soddisfatta perchè siamo riusciti ad aprire un capitolo completamente nuovo nella cooperazione europea con accordi su energia e lotta ai cambiamenti climatici che consentirà alla Ue di svolgere un ruolo guida a livello mondiale», ha commentato la Merkel al termine dei lavori.
«Questo vertice fa parte dei grandi momenti della storia dell'Europa - ha dichiarato Jacques Chirac lasciando la sala che per l'ultima volta lo ha accolto come presidente - la cancelliera ha saputo condurlo con intelligenza e slancio».
«Il periodo del lutto e della riflessione è finito - ha detto il presidente del consiglio Romano Prodi - adesso dobbiamo spingere per una nuova Europa che dovrà essere protagonista sulla scena mondiale».
Le decisioni prese ieri dai Ventisette avranno indubbiamente riflessi economici e se si troveranno adeguati finanziamenti possono trasformarsi nel nuovo motore di sviluppo europeo.
«L'obiettivo di ricavare il 20% dell'energia da fonti rinnovabili - ha osservato Prodi - obbliga a cambiamenti radicali nella politica industriale italiana. Nei prossimi giorni costituiremo una task-force composta dai ministri competenti di questioni energetiche e nel prossimo consiglio dei ministri - ha precisato - vedremo come inquadrare l'attività di questo gruppo con il compito di sviluppare nuove tematiche attinenti alle politiche industriale ed energetica che non si basino sul nucleare ma puntino sulle fonti rinnovabili».
Il presidente del consiglio ha poi annunciato grandi cambiamenti. «Per il nostro paese inizia un capitolo nuovo e di fronte abbiamo una grande sfida - ha affermato - quella di sviluppare innovazione e ricerca, due campi in cui siamo estremamente arretrati. Tutto il sistema energetico italiano - ha concluso - andrà riorganizzato».
Gli accordi su riduzione di CO2 e sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili sono però solo il primo passo verso la definizione di un piano europeo di lotta ai cambiamenti climatici. Poichè se è vero che l'Europa si è data l'obiettivo di trarre il 20% del proprio fabbisogno energetico da fonti rinnovabili entro il 2020, è anche vero che ora dovrà essere stabilita la quota di ogni paese per arrivare in totale al fatidico 20%. Il compito è stato demandato alla Commissione che dovrà trattare con ognuno dei Ventisette. La strada si annuncia lunga e tortuosa poichè si dovrà tener conto del grado di sviluppo e dei mix energetici locali. L'Italia, per esempio, ha già annunciato di volere un trattamento ad hoc per le sue industrie «energivore», quelle che producono alluminio, acciaio e cemento.