«Per una didattica corretta al massimo 20 alunni in aula»
PAVIA.«Quella dei tagli agli organici è una storia infinita. Siamo tutti coinvolti». Manila Filella ha 31 anni. Insegna inglese ai bambini delle elementari del primo circolo. E guarda con preoccupazione all'ipotesi di aumentare gli alunni per classe.
Come si insegna ad una classe numerosa?
«Le conseguenze sono immaginabili. Una corretta didattica si può avere in classi che non abbiano più di 18-20 bambini. Noi siamo invece di fronte a classi che sfiorano i 25-26 alunni. E questo crea enormi difficoltà».
Ad esempio?
«Ad esempio il fatto che ci sono, in ogni classe, diversi livelli di apprendimento da parte degli alunni. C'è una maggioronza che segue con livelli di apprendimento veloce, ma ci sono anche bambini che hanno un ritmo più lento. In una classe affollata il rischio è di non potersi occupare nel modo dovuto di chi resta indietro, e non si può neanche rallentare il lavoro per chi è più avanti».
C'è poi il problema della capienza delle aule. Sono adeguate ad un incremento di alunni?
«Le strutture, soprattutto in città, spesso non sono adeguate ad accogliere questo numero di bambini. Le classi prime e seconde, ad esempio, hanno bisogno di spazi di contenimento fisico: i bambini devono ancora imparare le regole dello stare seduti. Prima di pensare a un aumento degli alunni, quindi, gli spazi andrebbero rivisti».
Torniamo alle difficoltà per chi insegna. In che modo il sovraffollamento incide sulla didattica?
«L'insegnante, da sola in classe, deve riuscire a tenere insieme una serie di problematiche e di situazioni differenziate. Questo non è facile. Prestare una maggiore attenzione ad alcuni bambini, ad esempio, significa far sentirse esclusi gli altri. Diventa negativo anche sul piano delle relazioni».
Le classi sono sempre più 'miste". La presenza degli stranieri complica ulteriormente il compito degli inseganti?
«Diciamo che non è facile, perché questi bambini provengono comunque da culture diverse». (m. fio.)