«Emergenza siccità, risparmiate l'acqua»
ROMA. Ora che anche gli ultimi dati hanno confermato quel che era evidente da mesi - non c'è abbastanza acqua - per evitare un'estate in emergenza siccità bisogna predisporre «celermente» un piano di «misure» che possano fronteggiare il deficit idrico. E tutti i soggetti interessati, pubblici e privati, devono dare il loro contributo collaborando per risparmiare le risorse «idriche».
La decisione del premier Romano Prodi di inviare una circolare - che contiene «indicazioni operative» per fronteggiare un'eventuale crisi - a ministri, presidenti di regioni e prefetti la dice lunga su quale sia lo stato dei corsi d'acqua e dei bacini idrici italiani.
Il deficit complessivo delle precipitazioni nel periodo autunno-inverno - dice il rapporto della Protezione Civile diffuso ieri e aggiornato al 28 febbraio - si attesta su valori mediamente tra il 20 e il 40% inferiori ai valori medi e, in alcune zone del nord est e del centro, si raggiunge punte del 50-60% in meno. Ma non solo: il manto nevoso ricopre un terzo del territorio che copriva l'anno scorso; il Po, in tutte e cinque le stazioni di rilevamento, ha una portata di 500 metri cubi al secondo inferiore alla media; il lago di Garda è «ben al di sotto della media».
Insomma, chiarisce Prodi, c'è un «sensibile e generalizzato deficit idrico in quasi tutti i principali bacini idrografici presenti sul territorio nazionale». «Siamo in una situazione di emergenza - afferma il capo della Protezione civile Guido Bertolaso - ma non di allarme».
Servono misure «volte, da un lato, a rafforzare i sistemi di previsione e monitoraggio e, dall'altro, a garantire gli indispensabili interventi di prevenzione, contrasto e mitigazione sia delle crisi che dei conseguenti disagi ed effetti dannosi per le popolazioni coinvolte», scrive Prodi. Per farlo, servono uno «stretto raccordo» e la «più stretta e proficua collaborazione» tra tutte le amministrazioni competenti.
Il premier raccomanda dunque uno scambio di informazioni che dovranno arrivare alla Protezione civile, chiamata a predisporre gli interventi in caso di necessità. Uno dei primi potrebbe essere il varo di una cabina di regia, come avvenne nel 2003, per affidare ad un unico soggetto la gestione della crisi.
Ma se non si riuscisse ad arginare l'emergenza, il premier non esclude che si arrivi alla «riduzione» o alla «interdizione delle erogazioni per consumi idrici destinati a usi e servizi non essenziali». Perché la priorità è «minimizzare disagi e conseguenze igienico-sanitarie per la popolazione» e, in seconda istanza, «contenere gli eventuali danni per i comparti di uso agricolo, industriale ed energetico».
«Risulta evidente - scrive ancora Prodi - che le crisi idriche sono state spesso originate non solo da pronunciati deficit pluviometrici ma, ancor di più, da una gestione irrazionale, inadeguata e conflittuale dell'utilizzo della risorsa, in assenza di un'efficace pianificazione dei prelievi e degli usi».