La Rai bacchetta Baudo e lui chiede scusa

ROMA. Non si svelenisce il clima post-Sanremo. Dopo l'esternazione di a 'Domenica in', Pippo Baudo ieri si è lasciato andare con qualche cronista amico. Quando lo informano (sembra un infuriato vertice Rai) che il suo sfogo è sui tavoli dei giornali, Baudo si rammarica che «frasi informali» siano state trasformate in dichiarazioni, si scusa per aver messo in imbarazzo l'azienda.
Da Viale Mazzini, con una lettera del direttore generale Claudio Cappon e del presidente Claudio Petruccioli, arrivano «ringraziamenti e congratulazioni» a Pippo Baudo per «il grande risultato e la qualità del Festival di Sanremo», ma anche una ‘reprimenda' per i giudizi «inopportuni e non accettabili» che al conduttore «sono stati attribuiti su iniziative legislative concernenti la Rai, sulla composizione del cda e su illazioni relative alle nomine». E ricordano che «coloro che hanno con la Rai rapporti professionali sono tenuti a precisi obblighi di cautela».
Da Nizza, l'amarezza di Baudo, in attesa dell'aereo che lo riposta a Roma, finisce sui taccuini dei giornalisti con cui, dopo tanti festival, è ormai in confidenza: in Rai «è tutto bloccato» e il problema «è Angelo Maria Petroni: avrebbe dovuto lasciare con il nuovo governo, invece sta là». La questione nomine: «Prodi voleva Minoli a Raidue, ma vedrete che non passa». Il target di Bonolis: «Ha solo due anni meno del mio, 49 anni anziché 51». Tutte «considerazioni fatte in assoluta segretezza e in ambito amicale» e poi «trasformate in dichiarazioni che non rispecchiano il mio pensiero», spiega più tardi il conduttore, definendo «scorretto trasformare una chiacchierata informale in una non autorizzata intervista». Ma le reazioni non mancano: se Baudo attacca Petroni «devono essere state molto forti le pressioni esercitate dai suoi amici ulivisti», dice Giorgio Lainati (FI), mentre Maurizio Gasparri (An) individua nella vicenda un caso di «megalomania televisiva». Solidarietà al conduttore, invece, da Marco Follini («Bonolis a Sanremo?», gli chiede Fiorello a ‘Viva Radiodue', «No. Tifo per Baudo», risponde) e da Francesco Cossiga: «E' un picconatore come me, ma anche il protagonista di una necessaria operazione verità sull'increscioso stato della tv pubblica e privata italiana». Sta con Baudo «per come è stato trattato per Sanremo» il consigliere Rai Nino Rizzo Nervo, che bolla come «demagogica» la polemica sui compensi ma suggerisce a SuperPippo «una maggiore parsimonia quando parla di politica dagli schermi Rai». «Grande sconcerto» da parte del collega di cda Giuliano Urbani: «Penso che ne parleremo anche in cda, per il semplice motivo che a voler affossare quest'azienda ormai sono in tantissimi, è diventato una specie di sport nazionale». La vicenda Sanremo avrà uno strascico oggi in commissione di Vigilanza. Non per le parole di Baudo, ma per l'altro tormentone di tutti i festival: i costi.