Bufera su Wind, che alla fine si adegua

ROMA.Wind fa marcia indietro, prima non si adegua alle disposizioni del decreto Bersani che da ieri introduce l'abolizione dei costi di ricarica sbandierando che legalmente la società può mantenerliper quelle inferiori ai 50 euro, ma alla fine cede e promette: «Non applicheremo costi di ricarica a nessun cliente». Il chiarimento urgente chiesto dall'Autorità per le telecomunicazioni ha cosi avuto effetto immediato. Ecco il problema. L'azienda controllata dall'imprenditore egiziano Naguib Sawiris inizialmente non ha mai fatto pagare i contributi fissi, almeno fino a due anni fa, quando gli unici tagli franchi da aggiunte restano quelli dai 50 euro in su. Situazione che sembrava dover rimanere immutata per i 15 milioni di clienti Wind. Perchè se i nuovi utenti possono accedere a ricariche e piani tariffari adeguati al decreto Bersani (ma con piccoli aumenti per lo scatto alla risposta e per quelli successivi), i vecchi, affezionati al proprio piano e non intenzionati a cambiarlo, dovevano scegliere solo ricariche che partono da 50 euro. Per i tagli inferiori infatti, Wind voleva mantenere i costi aggiuntivi. Una scelta che ha difeso a spada tratta sottolineando come i 'prestigiosi" studi legali consultati l'abbiano trovata attuabile e dunque legale. Anche se l'operatore risponde di aver agito sulla base di 'fondamenti giuridici", ieri mattina in molti negozi, monitorati da Adusbef e Federconsumatori, le ricariche sotto i 50 euro non si trovavano. Atteggiamento che sembra quantomeno prudente da parte della società egiziana. Poi nel tardo pomeriggio di ieri arriva una nota: «Anche per chi ricarica sotti 50 euro, Wind non applicherà costi aggiuntivi». Questo dopo che il Movimento difesa del cittadino, denunciando la violazione del gestore, aveva inviato un esposto all'Autorità per la garanzia nelle comunicazioni, al ministro Bersani ed anche alla finanza. Non solo, sul sito del Mdc è disponibile il modulo che permette ai cittadini di esercitare il proprio diritto di recesso o di chiedere il rimborso del credito residuo alle compagnie di telefonia fissa. «Siamo soddisfatti - commenta Francesco Luongo, responsabile dipartimento telecomunicazioni del Mdc - dei chiarimenti chiesti dall'Authority a Wind. Ma vogliamo che tutte le autorità competenti facciano piena luce sul mancato rispetto del decreto Bersani, in modo da tutelare gli utenti delle oltre 70 milioni di sim». (a.d'a.)