Caso Calipari, gli Usa dovevano collaborare
ROMA. Gli Stati Uniti avrebbero fatto meglio a offrire collaborazione all'Italia per rendere giustizia a Nicola Calipari, vicedirettore del Sismi ucciso il 4 marzo 2005 mentre portava in salvo la giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena rapita a Baghdad. Parole di Massimo D'Alema, ministro degli Esteri, intervenuto ieri a commemorare il funzionario caduto sotto il fuoco amico di un check point Usa.
La chiusura dell'amministrazione di George W. Bush a far processare dagli italiani il sergente Mario Lozano è stata «un'occasione perduta per gli Stati Uniti» e una risposta non data «alla domanda di giustizia».
Il duro giudizio del nostro ministro degli Esteri sulla vicenda Calipari, comunque, con cambia di una virgola le impostazioni della politica estera italiana e degli impegni presi con la comunità internazionale. D'Alema ribadisce l'impegno per l'Afghanistan secondo la formula della cooperazione militare e civile. Il finanziamento della missione, approvato per decreto dal governo alla fine di gennaio, sarà da domani all'esame della Camera.
Massimo D'Alema, inoltre, ha confermato la sua presenza il 20 marzo a New York, alla riunione del Consiglio di sicurezza. In quella sede il titolare degli Esteri presenterà le proposte italiane per il proseguimento della «missione civile e umana in Afghanistan». L'Italia ha chiesto di essere il primo paese non membro del Consiglio ad aprire la discussione e la presenza del ministro degli Esteri assume un particolare significato.
Spiegando gli orientamenti italiani sull'Afghanistan, ai margini della celebrazione per Nicola Calipari, D'Alema ha infatti ribadito l'intenzione italiana di «arrivare a una conferenza internazionale per rafforzare l'impegno civile, politico, economico e umanitario sulla base della considerazione che un'esclusiva azione militare non sembra in grado di portare una pacificazione nel paese».
Della missione militare, comunque, al Palazzo di Vetro è già fissato un appuntamento per discuterne a settembre.
Tornando all'uccisione di Nicola Calipari, D'Alema ha confrontato la chiusura di Washington con quanto avvenne invece in occasione della strage del Cermis, quando le evoluzioni di un caccia Usa abbatterono una funivia provocando vittime. Per quanto il militare imputato della responsabilità colposa dell'incidente venne assolto, «il governo americano si assunse la responsabilità con un atto che ebbe grande valore al di là degli aspetti risarcitori». Oggi l'atteggiamento è del tutto diverso e purtroppo, ha sottolineato D'Alema, «non dipende dal governo italiano tradurre in giudizio l'imputato».
Presente alla cerimonia anche Rosa Villecco, la moglie di Calipari che ha voluto ricordare gli aspetti umani del funzionario Sismi. «Nicola vive ancora», ha detto, aggiungendo che il suo «messaggio è che ognuno debba andare al di là della memoria, guardando oltre, seguendo una proiezione più ampia che superi la morte».
Secondo Rosa Villecco, comunque, «non era assolutamente scontato che si arrivasse ad un rinvio a giudizio e all' apertura di un processo in contumacia». (l.v)