Tentata estorsione, ridotte le condanne

MILANO.«Se non convinci la tua amica a saldare il debito, ti bruciamo la macchina». Accadde a Stradella, il 10 novembre 1998.
In realtà quell'automobile andata a fuoco non era di proprietà di R. R., la donna minacciata, ma di un suo conoscente che gliela aveva data temporaneamente in uso.
La donna avrebbe dovuto intervenire presso un'amica che era debitrice di una somma di denaro nei confronti di Salvatore Miccoli, ieri comparso davanti alla terza corte d'appello del tribunale di Milano per rispondere, insieme ai presunti esecutori materiali dei fatti, Carmine e Filippo Cuomo, di tentata estorsione e di incendio doloso.
In primo grado la vicenda era stata esaminata dal tribunale di Voghera che aveva inflitto due condanne a cinque anni e una a quattro anni di reclusione. Contro questo verdetto le difese avevano fatto impugnazione e ieri mattina in aula, dopo la relazione svolta dal giudice Pierangelo Guerriero, c'è stata la requisitoria del sostituto procuratore generale Gaetano Santamaria che si è espresso per far dichiarare sussistente la responsabilità degli imputati anche se a causa del tempo trascorso ha dovuto prendere atto del fatto che l'accusa relativa all'incendio è ormai cancellata dalla scolorina della prescrizione.
Dopo un'ora di camera di consiglio il collegio giudicante ha applicato la prescrizione per il reato di incendio doloso e, per quanto riguarda il reato di tentata estorsione, ha ridotto la pena a tre anni di reclusione per i primi due imputati e a due anni e sei mesi per il terzo, pur confermando sostanzialmente le argomentazioni con cui il tribunale di Voghera aveva motivato la sentenza di condanna pronunciata il 4 marzo 2004.