Sanremo, un festival per tutti i gusti
ROMA. Mentre l'Italia affronta la crisi del governo Prodi, Pippo Baudo sogna di essere Bartali. E di ottenere con il festival di Sanremo l'effetto che la vittoria al tour de France del '48 ebbe nei giorni dell'attentato Togliatti. Baudo è troppo esperto per non sapere che il 12º festival della sua carriera puà diventare la più ghiotta occasione per confezionare uno spettacolo rassicurante, lontano dalle provocazioni della satira.
Politica a parte, le grane non mancano: la questione dei compensi (mercoledi il Codacons ricorre al Tar), la canzone dei «Grandi Animali Marini» disponibile su Internet, le critiche alla giuria di qualità. Anche questo fa parte della tradizione di Sanremo. La scommessa è giocata con un cast composto con il chiaro obiettivo di rappresentare I gusti del pubblico più vario.
I favoriti della nuova generazione.Alla vigilia sono i Big più giovani a godere dei favori del pronostico. In testa gli Zero Assoluto. L'anno scorso con «Svegliarsi la mattina» che ha sbancato le classifiche. «Appena prima di partire» è una canzone pop melodica e rassicurante che può piacere alle giurie popolari. Daniele Silvestri torna a Sanremo dopo il successo di «Salirò»: «La Paranza» comincia con una parolaccia ed è un divertissement seminato di ironia sull'Italia di oggi che prende al primo ascolto. Paolo Meneguzzi piace molto soprattutto alle ragazzine. Musica è ispirato ai Backstreet Boys ma sembra anche gli Europe.
Storie d'autore.Sono due storie difficili I testi più belli di questa edizione. Le cantano Simone Cristicchi e Fabio Concato. Cristicchi con «Ti regalerò una rosa» racconta la storia di un pazzo in un manicomio, Concato con «Oltre il giardino» quello di un cinquantenne rimasto senza lavoro. Fuori dal coro per il suo sapore di teatro popolare, «Il terzo fuochista» di Tosca. D obbligo una citazione per «In Italia si sta male», l'inedito di Rino Gaetano portato all Ariston da Paolo Rossi.
I classici.Milva e Johnny Dorelli sono due sorprese del cast. Milva canta di artisti falliti in «The show must go on», con un testo scritto da Giorgio Faletti che si concede anche un 'vaff". Dorelli sfida il suo passato con «Meglio cosi» un brano elegante ma innocuo.
I tenori.Il modello è Andrea Bocelli. A contendersi questa casella sono Al Bano, che potrebbe essere anche un classico, e Piero Mazzocchetti, l'oggetto misterioso del festival. Al Bano canta «Nel perdono», un pezzo scritto da suo figlio Yari e Renato Zero. Mazzocchetti con «Schiavo d'amore» si divide tra pop melodico e aperture tenorili.
Le famiglie.Curiosa la presenza di due mini clan familiarsi, I fratelli Bella, Marcella e Gianni, e Francesco e Roby Facchinetti, che sono padre e figlio. La canzone dei Bella, «Forever per sempre» è tra le più anonime del festival, «Vivere nornale», dove si sente il marchio Pooh difficilmente farà dell'ex dj un grande cantante.
I ritorni.Antonella Ruggiero fa parte di quella categoria di artisti che non si perdono un festival. «Canzone tra le guerre» dimostra che ormai è prigioniera della sua fama di interprete sofisticata. Anche Mango è un veterano abituato a rappresentare la world music all italiana: «Chissà se nevica» è fedele alla linea. Gli Stadio sono dei vecchi marpioni della melodia. «Guardami» è un professionale esempio di artigianato. Nada torna all Ariston con «Luna in piena» un pezzo un po confuso.
Gli outsider.Amalia Grè e I Velvet sono le aperture alla musica meno sanremese. La Grè rinuncia alla sua ricercatezza jazz con «Amami per sempre», I Velvet con «Tutto da rifare» puntano sulla chitarra acustica. «Senza me ti pentirai» non aiuterà Leda Battisti a far dimenticare le sue apparizioni nei reality.