Napolitano: rinvio di Prodi unica soluzione


ROMA.«Non c'erano alternative al rinvio alle Camere. Ora si faccia presto». Mezz'ora di colloquio al Quirinale con il premier, poi la decisione. Giorgio Napolitano, dopo una notte di riflessione, chiude la più breve crisi della storia repubblicana (appena 64 ore) e rinvia Romano Prodi alle Camere per il voto di fiducia, che dovrebbe esserci mercoledi al Senato e giovedi o venerdi alla Camera. Una decisione che il presidente della Republica, per la prima volta, vuole motivare.
Lo fa davanti alle telecamre. Che non si tratti di un discorso di pura formalità lo si capisce subito. Napolitano spiega che il rinvio alle Camere del governo era l'«unica soluzione» possibile perché le ipotesi «legittime e motivate» di sperimentazione di una diversa e più larga intesa di maggioranza, come avevano chiesto i leader dela Cdl e soprattutto i centristi dell'Udc, «non sono risultate sufficientemente condivise» per poter essere assunte come «base della soluzione della crisi». Un inciso che vuol dire una sola cosa: tutti i partiti dell'Unione hanno assicurato che i numeri mancati al Senato sulla politica estera del governo questa volta ci saranno e la fiducia passerà l'esame del Parlamento. Davanti a queste assicurazioni, il Capo dello Stato si è trovato davanti ad una scelta obbligata.
La decisione ha ridato il sorriso a Prodi e, dopo due giorni di conti e verifiche sui numeri disponibili al Senato, il Professore ha ringraziato Napolitano. «Mi presenterò alle Camere per il voto di fiducia nei tempi più rapidi possibili con slancio rinnovato di una coalizione coesa», ha detto Prodi uscendo dallo Studio alla Vetrata; coalizione «decisa ad aiutare il paese in questo difficile passaggio e spingerlo verso la ripresa economica che è in atto». Le motivazioni che hanno spinto il Presidente della Repubblica a non interrompere la legislatura riguardano soprattutto l'assenza di una nuova legge elettorale, visto che l'attuale sistema di voto non garantisce stabilità.
Ed è su questo punto che Napolitano chiede al governo impegni precisi: «Ho ritenuto che non ricorrano le condizioni per un immediato scioglimento delle Camere, sia alla luce di una costante prassi istituzionale sia in considerazione di un giudizio largamente convergente, benché non unanime, sulla necessità prioritaria di una modificazione del sistema elettorale vigente».
Constatato che le larghe intese non avevano i numeri, che lo scioglimento delle Camere era poco opportuno e che le consultazioni avevano confermato la «particolare complessità e difficoltà» della crisi apertasi con dimissioni «rese necessarie non per obbligo costituzionale ma per chiarezza politica» dopo le votazioni al Senato del 1 febbraio (Parisi sulla base Usa di Vicenza) e del 21 (D'Alema sulla politica estera), il Capo dello Stato fa sapere a Prodi che la fiducia deve essere votata al più presto. L'invito, insomma, è quello di non perdere tempo: «L'accertamento potrà essere compiuto in tempi brevissimi in modo da consentire un immediato ristabilimento dell'azione di governo e dell'attività parlamentare». La frase viene completata dall'inciso: «In caso di superamento della prova di fiducia».
Il Professore otterrà sulla fiducia i voti che gli sono mancati al Senato? «Penso di si, inizierà il dibattito questa settimana e lo vedremo» risponde Prodi, che dopo il colloquio con Napolitano si reca al Senato e alla Camera per parlare con Marini e Bertinotti del difficile esame che lo attende e nel pomeriggio si chiude nelle sale di palazzo Chigi per comiciare a scrivere il discorso sul quale chiedrà il voto. Un discorso che si baserà sui 12 punti contenuti nel documento sottoscritto da tutti i leader dell'Unione e che gli potrebbe consentire di continuare a governare il paese. Le date per il voto di fiducia al Senato e alla Camera saranno decise domani dalla conferenza dei capigruppo. L'ipotesi a cui si sta lavorando è quella di far partire il dibattito a Montecitorio giovedi pomeriggio e di votare la fiducia venerdi mattina. Ma la prima prova, quella più difficile, ci sarà al Senato, probabilmente mercoledi mattina.
Ad essere convinto che i numeri questa volta ci saranno è anche Piero Fassino che accusa la Cdl di esseri presentata divisa da Napolitano. Il segretario della Quercia spiega che il dissenso «non è vietato a nessuno» ma poi aggiunge che non è «obbligatorio» trasformare ogni volta un dissenso in «voto contrario» e si mostra sicuro. «I numeri ci sono. Oggi» precisa Fassino «siamo maggioranza sia senza senatori a vita, sia con i senatori a vita»

Gabriele Rizzardi