Servizi: tutti i poteri al premier. Nascono Sin e Sie

ROMA.Dopo trent'anni la Camera dei deputati ha approvato una nuova riforma dei servizi segreti. L'ultima era del 1977 e da allora, cambiato lo scenario internazionale, la legge ha presentato numerose crepe. Proprio per questo forse la Camera ha approvato la nuova riforma con 471 si, nessun no e 20 astenuti, i deputati della Rosa nel pugno.
Cosa cambia? Nella riforma si rafforza la direzione politica dell'attività di intelligence da parte del presidente del Consiglio che ne risponde direttamente al Parlamento; è ridefinita la disciplina del segreto di Stato, di cui si delimita la portata e, per la prima volta, si prevede una durata massima - 15 anni più 15 anni -; si consentono agli appartenenti ai servizi di intelligence determinate condotte illecite, necessarie per esigenze di sicurezza nazionale, escludendo però ogni possibile reato contro la persona; si realizza, attraverso il Dis - l'organismo di coordinamento - un'accurata ripartizione di competenze tra Sin - il servizio segreto interno - e Sie - quello estero - e un efficace coordinamento dell'attività dei servizi, rimuovendo le attuali sovrapposizioni funzionali, accrescendo l'efficienza operativa e riducendo i costi di gestione; a fronte del rafforzamento dell'esecutivo e dell'intelligence, si potenzia il ruolo del Comitato parlamentare di controllo - Copaco - reso più rappresentativo con l'immissione di due nuovi membri (che passano da 8 a 10), dotato di nuove funzioni e di più incisivi poteri, che gli consentiranno di svolgere, con continuità ed efficacia, il suo essenziale ruolo di garanzia.
La riforma, inoltre, affronta e risolve il delicato nodo dei rapporti tra intelligence e autorità giudiziaria. La nuova normativa fa chiarezza in una materia nella quale occorre delimitare con precisione attribuzioni e prerogative dell'esecutivo, della magistratura e degli apparati di sicurezza.