«Stato e fede restino divisi»
ROMA. «Non vedo attacchi al Partito democratico. La Chiesa ha diritto ad esprimersi, ma sia netta la divisione con lo Stato». Piero Fassino interviene nel braccio di ferro governo-Vaticano sui Dico. Deciso a non apparire come un politico che vuole mettere il bavaglio ai vescovi, il segretario dei Ds riconosce alla Chiesa la possibilità di esprimere le sue opinioni.
Ma non accetta che la Cei possa intervenire direttamente nel dibattito parlamentare.
«Io non sono tra chi, davanti a prese di posizione della Chiesa, invoca il silenzio in nome di una presunta ingerenza. Mi sembrerebbe strano che la Chiesa non avesse opinioni e non le esprimesse, è legittimo ma», puntualizza Fassino, «è netta la distinzione tra le ragioni della fede e le funzioni di uno Stato».
Ad alimentare lo scontro tra i poli sulle coppie di fatto è soprattutto l'intervista apparsa ieri su 'Repubblica" con la quale l'ex capo dello Stato, Oscar Luigi Scalfaro, chiede al cardinal Ruini di non lanciare diktat ai cattolici in Parlamento e di evitare la rottura Stato-Chiesa. Le parole e le preoccupazioni espresse da Scalfaro sono state subito attaccate dagli esponenti della Cdl e il cattolico Pierluigi Castagnetti lancia l'allarme. Il vicepresidente della Camera ed esponente dei Dl nota con preoccupazione che il timore avanzato da Scalfaro si è concretizzato «prima del previsto» e teme che la spaccatura prodottasi nel mondo politico possa avere riflettersi anche tra i vescovi.
«La serie di insolenze e di insulti che alcuni uomini della destra stanno indirizzando ai credenti del centrosinistra, mostra una spaccatura violenta che rischia di trasferirsi nella comunità ecclesiale. Dobbiamo tutti evitare che ciò accada. Nessuno», assicura Castagnetti, «vuole sfidare la Chiesa né insegnarle alcunché».
L'appello del vicepresidente della Camera giunge al termine di una giornata in cui gli esponenti della Cdl invitano la Cei ad andare avanti mentre quelli del centrosinistra chiedono che sia preservata l'autonomia del Parlamento e il quotidiano il Riformista, con un editoriale, invita i contribuenti a protestare «non destinando l'8 per mille del reddito Irpef alla Chiesa cattolica».
Nel centrodestra il più irritato è Gianfranco Fini per il quale è «veramente bizantino» pretendere che i vescovi parlino o non parlino al «mondo cattolico» dopo che il governo ha tentato di «istituzionalizzare matrimoni di serie B». Pier Ferdinando Casini, invece, si improvvisa 'blogger" e, su una chat, risponde alla critiche di chi lo accusa di incoerenza per la sua posizione nettamente contraria ai Dico e la sua condizione di separato e convivente. L'ex presidente della Camera assicura di non aver scelto la convivenza per piacere o per convenienza («l'ho fatto per convinzione») e spiega perché sarebbe «inutile» la legge sui Dico. «Il ddl offre il via libera a simil-matrimoni e risulta quindi un testo inutile visto che in Italia ci sono 500mila convivenze che», sostiene il leader Udc, «non necessitano di alcun provvedimento di legge».
Resta il fatto che lo scontro sui Dico si fa sempre più duro. E se Prodi decide di trincerarsi dietro un triplo «no comment», il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, assicura che gli interventi della Chiesa «sono dettati dalla paura» mentre Rosy Bindi, che insieme a Barbara Pollastrini ha scritto il testo di legge, spiega che la sua dichiarazione di due giorni fa («Amo pensare alla Chiesa che si occupa delle cose Dio») è stata male interpretata. «Il mio non era un imperativo a chicchessia, tanto meno alla mia Chiesa. E», aggiunge il ministro per la Famiglia, «non era neppure un consiglio, che non potrei e non voglio dare. Mi sarei forse spiegata meglio dicendo: amo la Chiesa che pensa agli uomini con il pensiero di Dio».