Conta l'educazione non il colore politico

Quasi ogni giorno leggo sul suo giornale articoli e lettere sulla situazione creatasi in via Siro Comi e zone limitrofe. Oltre a politici, segretari di partito, assessori, ora anche l'Osservatorio sulla società pavese dell'Università di Pavia ha voluto dare un suo giudizio.
Non voglio entrare in polemica con nessuno, tutti hanno il diritto di esprimere le proprie opinioni, ma mi preme, come residente nella zona sopracitata, far presente l'assurdità di voler trasformare una questione di inciviltà e maleducazione in un problema politico; basterebbe la consapevolezza che la propria libertà finisca dove lede quella altrui per risolvere una convivenza attualmente impossibile.
Imbrattare i muri, orinare sulla porta delle case, vomitare, urlare, giocare a pallone, litigare, lasciare bottiglie e bicchieri sulla strada o sui davanzali delle finestre, intralciare il passaggio delle macchine, danneggiare le macchine in sosta, ed altre amenità del genere, credo non abbiano alcun colore politico, ma siano una semplice questione di educazione.
E' stato scritto che gli adulti della città dovrebbero frequentare un corso «per imparare a tollerare la vivacità giovanile», forse sarebbe meglio che i giovani, od almeno quel tipo di giovani, ne frequentino uno di educazione civica.
Un'ultima cosa: identificare continuamente i circa ventimila studenti pavesi con i frequentatori di via Siro Comi mi sembra scorretto e di cattivo gusto.
Lettera firmataPavia

Più investimenti
per le case popolari

La casa rappresenta per tutti un significativo connotato del «fabbisogno».
In questi ultimi anni si è verificata una modifica della domanda della casa. Si è ampliata la fascia della popolazione su cui grava il «rischio abitativo», prima non toccata dal problema.
La modifica è dettata da trasformazioni demografiche delle strutture familiari e dei sistemi di vulnerabilità sociale che hanno diversificato i livelli di reddito di una sostanziosa parte della società. Ciò fino ad alcuni anni or sono presupponeva la sussistenza di un criterio di riferimento evidente basato sull'espansione libera del mercato edilizio e sulla circolazione degli alloggi tra gruppi sociali.
Oggi parlare di «fabbisogno» appare fuori luogo perché si è dinanzi a nuovi disagi che vanno riconosciuti nell'ambito della povertà abitativa.
Nella città di Pavia ci sono circa 1000 famiglie, ai limiti della sopravvivenza, nella graduatoria per l'assegnazione degli alloggi Erp (case popolari) a fronte di una offerta pubblica di pochissimi alloggi attualmente liberi su un patrimonio immobiliare complessivo di circa 3000 case (di proprietà del Comune e dell'Aler). Occorrono pertanto maggiori investimenti sull'edilizia residenziale popolare unitamente a una politica progettuale di largo respiro nella previsione del fabbisogno di alloggi.
Il compito del Comune deve essere quello di soddisfare la domanda dei ceti deboli mettendo a disposizione sempre più alloggi e soprattutto aiutare chi ha solo la pensione sociale, ma anche le famiglie monoreddito e con un lavoro precario che non consente di accedere al mutuo casa attraverso le banche.
Per avere più alloggi disponibili è necessaria anche un'attività di vigilanza da parte delle istituzioni nei confronti di coloro che fanno i «furbi».
Valerio GimiglianoConsigliere comunale F.I. - Pavia

Carnevale di Varzi
Grazie a Laura Brignoli

Voglio ringraziare Laura Brignoli che, con il suo recentissimo libro «Come eravamo... Il Carnevale di Varzi», ha riportato alla mia memoria (con un po' di nostalgia) le feste spensierate del Carnevale degli anni passati organizzate dalla mia famiglia per più di quarant'anni, prima nella vecchia sede e successivamente nell'attuale Cinema Teatro Italia.
In particolare sono grata all'autrice del saggio per aver ricordato la figura imprenditoriale di mio nonno Luigi Comolli che, come viene citato nel libro, «ha saputo dare un impulso straordinario alla festa di Carnevale rendendolo un evento atteso e preparato tutto l'anno».
Giuditta ComolliPavia

Pavia, i problemi
del centro storico

Caro direttore, ecco alcune mie riflessioni sulla condizione attuale del centro storico di Pavia. Malgrado qualche caso di erosione ai margini, il centro storico di Pavia si è conservato resistendo anche agli sventramenti degli anni '50 e '60. Alla luce dei fatti,il tessuto storico risulta essere di notevole pregio, di conseguenza occorre tutelarlo e valorizzarlo in ogni sua componente rivolgendogli la massima attenzione.
Per il rilancio della città e di conseguenza anche la valorizzazione del centro storico, fondamentale è la trasformazione delle aree dismesse o sottoutilizzate localizzate nella prima periferia e lungo le direttrici di sviluppo.
Bisogna anche continuare ad insistere su una politica di mobilità sostenibile in grado di incentivare l'uso di mezzi pubblici e aumentare l'accessibilità nella prima periferia.
Con l'aumento di parcheggi nella prima periferia, l'accessibilità del nostro centro ne ha beneficiato. Gli interventi per migliorare l'accessibilità a giudizio di chi scrive, sono stati in parte inficiati dalla confusione e dalla decisione di far pagare i posteggi anche nel fine settimana, situazione che ha inevitabilmente inciso sul dinamismo del commercio.
In centro però ci sono altri problemi. Il primo riguarda la pulizia non intesa come strade libere la sporcizia (anche se a volte le strade sono un po' troppo cosparse di sporcizia) ma soprattutto pulizia intesa come purezza di significato che un luogo storico deve avere per esprimere il massimo della propria bellezza.
In particolare, la moda e/o modo di esprimersi in libertà da parte dei writers sui muri dei palazzi è sicuramente diminuita negli ultimi anni ma non scomparsa. Forse è arrivato il momento che l'Amministrazione si attivi per ripulire i muri degli edifici anche coinvolgendo i proprietari stessi per far si che le sfumature cromatiche raggiungano la loro purezza ed organicità.
A proposito di pulizia, in via Frank da circa un anno è stato posizionata una porta di un box in alluminio di colore bianco tenue. Onestamente non so proprio come si sia potuto permettere tale intervento. C'è da rendersi conto che diversi interventi di questo genere nel centro storico rompono la bellezza originaria. Da diversi anni verse insegne di negozi e locali (specialmente pizzerie) deturpano con neon di dubbio gusto anche l'immagine serale, occorre una maggior chiarezza e rigore per quanto riguarda le insegne ammissibili.
In ultimo vorrei parlare dell'arredo urbano. Ogni tanto si vedono spuntare nel centro improbabili panchine in granito che hanno anche (forse) la funzione di barriere per la circolazione veicolare in aree pedonali, oppure si vedono cestini per i rifiuti con lo stemma del Comune di Pavia che ogni tanto scompaiono e poi ricompaiono. Anche in questo caso occorre una maggiore chiarezza e un disegno organico.
Francesco SozzaniPavia