L'allarme di Amato: corteo a rischio infiltrazioni
ROMA. Si avvicina la manifestazione di sabato a Vicenza e crescono i segnali di preoccupazione. Il ministro dell'Interno svela il timore che «possa essere l'occasione cercata da altri per saldare gli spezzoni di ostilità nei confronti delle forze dell'ordine». Il prefetto di Vicenza, che del governo è il massimo rappresentante in città, coglie segnali ulteriori e dispone che sabato le scuole di Vicenza restino chiuse. Perché la manifestazione - spiega - «oltre a determinare il blocco della circolazione stradale si ritiene che possa causare momenti di altissima tensione». Poi ci sono le notizie che vengono dalle Ferrovie. «Non sono previste tariffe ridotte», dice una nota. Due treni charter sono stati prenotati da Roma e Milano da «un'organizzazione politica», spiega Trenitalia.
Ma - aggiunge - non ci sono accordi con i centri sociali. «Si ha tuttavia notizia - si legge in una nota delle Fs - di centri sociali e associazioni che dichiarano di volersi presentare in stazione e viaggiare a tiriffe autoridotte o scontate».
Sulle pagine web dei centri sociali ci sono anche inviti ad andare alla manifestazione «senza farsi fermare o intimorire dalle manovre repressive del governo Prodi per costruire una grande manifestazione di massa». Ci saranno anche i padovani del Gramigna, il Centro popolare occupato di cui facevano parte tre degli arrestati per terrorismo. «Gli arresti dei compagni - si legge nella loro pagina web - sono la risposta della borghesia al movimento che si sta sviluppando contro la costruzione della base della morte».
Dall'India arrivano parole rassicuranti del presidente del consiglio, Romano Prodi: «Io spero che sia una manifestazione serena e che sia portata avanti con consapevolezza come ogni manifestazione democratica, libera, senza aggressioni e tensioni». Poi aggiunge: «In Italia c'è assoluta e totale possibilità di esprimersi, anche in modo contrario alle decisioni del governo, ma nei modi democratici».
A Roma, parlando dopo Amato, Francesco Rutelli pur dicendosi sicuro che tutto filerà via liscio avverte: «Gli atti violenti e la preparazione di atti violenti - dice il vicepresidente del consiglio rispondendo a un'interrogazione - ci devono vedere solidali con le forze dell'ordine e la magistratura, impegnati tutti, come la classe politica, a stroncarli all'origine in modo inflessibile. Questo vale anche per le manifestazioni di piazza e confido che non vi sarà alcun disordine, ma se si verificassero dovranno essere prevenuti e repressi con la massima severità». «A Vicenza - ribadisce ancora Prodi - la responsabilità dell'ordine pubblico, come ha detto anche Amato, è del governo italiano, non del governo americano».
Il ministro dell'Interno interviene alla Camera per riferire sul terrorismo, parla anche degli ultras, delle tensioni ormai costanti nei confronti delle forze dell'ordine. Poi, chiudendo il suo intervento, la frase destinata ad agitare la giornata: «Per piccolo che fosse l'episodio di domenica all'Olimpico non mi è sfuggito, e mi torna in mente quando vedo un funzionario della Digos essere potenziale vittima di un attentato da parte di gruppi eversivi a Padova (hanno cercato di incendiare il portone di casa del capo della Digos, ndr). Allora queste cose finiscono per connettersi nella mia mente, anche se razionalmente non lo sono. E sento il mio dovere, nei confronti del Paese e del ruolo che le forze dell'ordine in esso rappresentano, di chiedere a tutto il Parlamento e a tutte le forze politiche che in esso vi sono, di essere solidali con le forze dell'ordine in qualunque circostanza». Parte un lungo applauso, ma Amato ha altro in animo: «Un'occasione per dimostrare solidarietà - e io sono certo che sarà cosi - è la manifestazione di Vicenza che potrebbe essere l'occasione cercata da altri per saldare gli spezzoni di ostilità nei confronti delle forze dell'ordine». Di fronte ad Amato, sulla sinistra, c'è Francesco Caruso, l'ala movimentista in Rifondazione. «Le preoccupazioni espresse da Amato - dirà dopo - mi sembrano del tutto infondate e sbagliate. Non si può e non si deve confondere la protesta sociale e popolare con il terrorismo».