Tre pavesi sbarcano in laguna
PAVIA. A giugno alla Biennale arriverà un bastimento carico di artisti pavesi. Lorenzo Alagio (Stradella, classe 1956) e il duo dei Plumcake sono pronti per sbarcare in laguna. Sono stati selezionati, infatti, per partecipare al progetto 'Camera 312 - promemoria per Pierre".
Dove Pierre, sta per Pierre Restany (1931-2004), fondatore del Nouveau Réalism e figura carismatica di critico militante e un po' bohemien.
E la camera 312 rappresenta la storica residenza all'Hotel Manzoni di Milano, dove l'artista francese ha soggiornato di continuo, per oltre trent'anni.
L'idea del progetto nasce da Ruggero Maggi, presidente dell'associazione culturale Milan Art Center, nonché amico storico (a partire dagli anni ‘70) di Restany.
«A pochi anni dalla sua scomparsa - spiega - ho pensato di rendergli omaggio con un progetto fatto su misura per lui». Cosi, all'interno dello spazio espositivo in Calle Garibaldi, verrà inserito l'arredamento originale della camera 312. Sul quale agiranno poi gli artisti invitati. Prima sulle pareti, poi sui mobili: le installazioni si inseriranno come un Tetrix nell'ambiente, creando vere e proprie isole di colore.
«Abbiamo scelto un numero consistente di artisti (almeno una sessantina), di cui alcuni molto giovani, in modo da avere una visuale il più possibile ampia dei linguaggi artistici contemporanei. Sarà proprio questa diversità di approccio e di utilizzo dei materiali (stampe digitali, interventi manuali, video...) che creerà interesse nei visitatori, attraverso la visione integrale dell'intervento site-specific e la molteplicità degli interventi artistici».
Alagio parlerà di migrazioni: «Le migrazioni sono quelle degli organi genitali che si staccano virtualmente dal corpo - racconta - per sottrarsi al bombardamento erotico, e decidono di migrare alla ricerca di un nuovo territorio, di quello che volgarmente chiameremmo identità sessuale». Le sue sono tracce di migrazioni, che si snodano attraverso un'Europa anomala, dove Berlino confina con Milano e Bruxelles è rione di Roma, in cui il cambiamento delle destinazioni porta nuova comunicazione e interazione tra città e stati, e scombina cosi le certezze politiche oltre che geografiche. Romolo Pallotta e Claudio Ragni, celati dietro il nome di Plumcake, punteranno invece sul loro mondo fatto di sproporzioni.
Acrilici, fiberglass e resine si fondono per creare opere dal sapore marcatamente neopop.
Manufatti prodotti in serie, le sculture nascondono in realtà inquietudini ben più profonde e sottili, esorcizzate dall'appello ai valori dell'innocenza e del gioco.
Chiara Argenteri