Turista italiana uccisa dagli scippatori
ROMA. Maurizia Ascoli e Gianbattista Traverso. Trentaquattro anni di vita insieme, un matrimonio arrivato solo dopo molti anni, una casa a Genova, sul lungomare di Quinto, a levante della città. E le amate vacanze invernali in sud-america. E durante uno dei loro viaggi in Colombia la signora genovese ha perso la vita.
Maurizia è stata uccisa perché ha opposto resistenza ad uno scippo. I coniugi, 51 anni lei, 74 lui, sono partiti i primi di febbraio per il loro secondo viaggio colombiano, ma a Cartagena, durante una passeggiata nel quartiere coloniale della città, lungo l'avenida Rafael Nunez, due uomini a bordo di una motocicletta tentano di rapinare la signora Ascoli. Lei cerca di difendersi e uno dei due uomini spara: un proiettile le trapassa il braccio arrivando fino al cuore, muore pochi minuti dopo l'arrivo nella clinica Vargas. Anche il marito viene ferito, i medici dicono che non è in pericolo di vita ma ha perso un rene. L'ambasciata italiana a Bogotà ha inviato un dottore per seguire Traverso.
Un poliziotto è arrivato sul luogo dell'aggressione attratto dagli spari, in tempo per vedere due uomini in pantaloncini corti scappare su una moto azzurra. Nel giro di poche ore le notizie si susseguono rapidamente. La polizia colombiana scatena le ricerche dei possibili rapinatori, le autorità locali offrono una ricompensa di 20mila pesos, corrispondente a 7mila euro, a chiunque contribuisca all'identificazione dell'omicida, mentre risultano inutili le telecamere di sicurezza installate nella città, visto che solo 29 su 80 funzionano. Poi l'arresto di un sospetto durante una retata nel quartiere chiamato Ceballo. Soprannominato «El Chapulin», l'uomo fermato è un criminale già schedato dalla polizia e forse è coinvolto nella rapina.
A Genova intanto, il fratello di Maurizia, Arturo Ascoli, viene informato dell'accaduto dalla prefettura. «E' successo, è tutto confermato. Non ho nulla da aggiungere», risponde lapidario, smentendo le intenzioni della coppia di stabilirsi in Colombia, preferisce non commentare per proteggere la salute della madre ultraottantenne con la quale vive. La famiglia di Traverso invece apprende dalla televisione quel che è successo. «Abbiamo sentito dell'aggressione al telegiornale» spiega Luigi Traverso che a Gavi, vicino Alessandria, gestisce un bar-pasticceria, dove fino al 1990 ha lavorato anche Gianbattista. «Subito, io e mia moglie Anita, ci siamo messi in contatto con l'ambasciata italiana in Colombia che per il momento ci ha detto di non partire. Non sapevamo che Gianbattista fosse all'estero, anche se con la moglie era solito viaggiare molto».
Dispiaciuto per la rapina che ha provocato la morte della Ascoli, l'ambasciatore della Colombia in Italia, Sabas Pretelt de Lavega, ci tiene a precisare che «Cartegena è oggi una delle città più sicure dell'America Latina» e che «come in tutte le città del mondo ci sono zone dove è meglio non recarsi».