"Fame", lezione in palcoscenico

STRADELLA.New York, 46ma strada, anni Ottanta. La Hight School of Performing Arts ha visto nascere molti geni dello spettacolo americano. Selezioni severe, per frequentarla. E severi corsi di insegnamento. Ma, dentro, climi quasi da campus fine anni '60, con meno idealismi, forse, eppure con uguali cariche emotive ed esplosioni di energie. In quelle stesse aule e tra gli stessi corridoi che sentirono battere forti i cuori di Al Pacino e Liza Minelli è ambientato 'Fame", il film di Alan Parker. Cosi come il successivo serial televisivo e la versione teatrale, il tessuto narrativo è costituito da tante microstorie incrociate, con uno spiegamento di caratteri e problemi singoli, ricondotti, però, entro l'unitaria motivazione della scelta difficile, dello smarrimento davanti alla vita che avanza, domandando soluzioni, sacrifici, lavoro duro, decisioni. II tutto impostato in forma di musical e focalizzato su aspirazioni, sogni, ideali, gioie, delusioni ed amori di coloro che 'saranno famosi": attori-ballerini-cantanti impegnati a parlare, dialogare, esibirsi, raccontarsi, autoanalizzarsi. Talenti, temperamenti, aspirazioni, frustrazioni, ansie, ribellioni, diritto-speranza a conquistarsi un raggio di successo si avvicendano per diventare materia di uno spettacolo che restituisce dalla scena gli innamoramenti, l'incrocio di culture e di attitudini e, soprattutto, la freschezza di una stagione della vita caratterizzata insieme di entusiasmi e presunzioni, aspettative ed incertezze.
Senza paura dell'improponibile confronto con la celebre pellicola e senza preoccuparsi troppo degli espliciti riferimenti ad una realtà etnica e sociale tipicamente americana, questa versione teatrale non si discosta, salvo qualche piccola variante, dal tracciato del modello di Da Silva, che Bruno Fornasari ripropone con diligente perizia, facendo scorrere agevolmente la rappresentazione nella scenografia costituita dai cubi multiuso delle lettere del titolo. Tra melodramma, commedia, canzoni, recitazione e performances sulle coreografie atletiche di Stefano Bontempi e sullo slancio della partitura di Steve Margoshes, i giovani protagonisti formano un gruppo omogeneo e fanno toccare con mano l'umanità dei caratteri, sfiorando sia il patetico che l'ironico con credibilità e dando la chiave per aprire la vera anima dello spettacolo.
FAME-SARANNO FAMOSI di David Da Silva; regia di Bruno Fornasari. Oggi (ore 21) al Teatro Sociale di Stradella.