Addio a Cavallotti, dirigente e penna del calcio azzurro
PAVIA.Nel minuto di silenzio per riflettere su dove è andato a finire il calcio, oggi, prima di Pavia-Monza, ricorderemo anche Antonio Cavallotti. Che per la prima volta, da oltre mezzo secolo, non seguirà il pallone azzurro. Lui che lo ha amato e vissuto sia nelle vesti di dirigente che di giornalista. Cavallotti ci ha lasciati giovedi scorso. Aveva 82 anni. Borghigiano schietto e sanguigno, aveva operato come segretario del Pavia negli anni Cinquanta, quelli dell'avventura in serie B. Cavallotti è stato anche la penna che ha descritto per anni le vicende del Pavia sulla Provincia Pavese.
Corrispondente della Gazzetta dello Sport, aveva proseguito negli anni Ottanta come commentatore per Radio Pavia e Il Lunedi che facevano parte della stessa famiglia editoriale. In particolare la nota tecnica da lui scritta e letta dagli speaker radiofonici aveva precorso formule poi diventate comuni nei media televisivi nazionali. Sempre attento al lato tecnico-tattico, osservatore di attitudini e posizioni dei giocatori in campo, Cavallotti ha voluto spiegare il calcio con approccio razionale e senza luoghi comuni. Un modo sobrio di raccontare il pallone, il suo, abbinato allo stile e alla riservatezza che ha trasmesso a quanti gli si sono accostati con la voglia di raccontare il calcio. Commentatore storico del Pavia insieme a Tino Schinelli, erano note le loro opinioni divergenti che da uomini 'tutti d'un pezzo" facevano sfociare in questioni personali. Era stato il Tino - quasi un paio di lustri fa che paiono ieri - ad avvicinarlo in tribuna stampa durante l'intervallo di una partita qualsiasi del Pavia: «Antonio, alüra, andüma avanti a guardas no»? Ne era seguito un sorriso con stretta di mano. L'immagine di quel ricordo è nitida. Come se fosse adesso. (ste.pal)