Se il fuoco scoppietta nel camino si stappa l'Aglianico del Vulture
Questo mite inverno oltre che privarci di una bella nevicata non ci induce a trascorrere la sera davanti al camino con qualche caldarrosta e un buon bicchiere di vino. Ma se il tempo cambiasse e ci inducesse a rifugiarci in un cantuccio, magari in piacevole compagnia, ecco che la scelta del vino diventa fondamentale. La mia scelta andrebbe a un vino di nicchia per la sua limitata produzione ma che deve essere unico come il territorio che deve rappresentare. Un vino che mi possa stupire, in cui le fiamme del camino si riflettano ed esaltino il limpido colore rosso rubino. Un vino che sprigioni profumi di viola, di ciliegia, di marasca, che allo stesso tempo sia austero ed elegante. Un vino morbido ma allo stesso tempo potente. Una mano di ferro in un guanto di velluto. Un vino che non si faccia dimenticare facilmente. Un vino che deve stupire. Aglianico del Vulture. Il vino simbolo di una terra, la Basilicata e di una popolazione composta da uomini e donne brillanti, affascinanti, entusiasmanti da giovani, austeri pieni, caldi, generosi e affidabili nell'età matura. Un vino eclettico, si pensi ci hanno fatto persino l'aceto balsamico, la cui uva si coltiva e matura sui dolci pendii di un vulcano spento e che nato per dare forza e colore a tanti esangui vini oggi viene vinificato in rosso, in bianco, spumante e moscato, passito, rosato e rosso importante. Unica Doc della Basilicata che pecca solo per la troppa variabilità di qualità e di prezzo, ma che quando, come si suol dire, è fatto bene, è un vino che ti segna, che ti resta nella memoria e nei sensi. Un vino che non si dimentica facilmente.
Filippo ZaffaranaDelegato Ais per la Provincia di Pavia