Vigevano, garantisce Albanese
VIGEVANO. Un presente malinconico non impedisce di sognare un futuro migliore. Lo sanno anche i dirigenti della Nuova pallacanestro Vigevano che da due stagioni lottano contro la carenza di fondi per tenere in B1 la squadra e far sopravvivere la speranza che le cose possano migliorare. Passati i tempi dei politici che cercano visibilità e degli imprenditori danarosi, ora i dirigenti sono impiegati e assicuratori, persone appassionate e competenti che, non potendo mantenere con i loro stipendi una squadra di questo livello, cercano di fare da collante tra la città e lo sport. Stefano Albanese è forse quello che li rappresenta meglio. Nato a Palermo nel 1944, ma vigevanese da 35 anni, Albanese ha portato la squadra ducale alla promozione in serie A da giocatore (1977) e due estati fa ha deciso di riprovarci da dirigente. «Mi capita di difendere Vigevano dalle critiche dei vigevanesi - spiega l'ex pivot, ora bancario -. Amo questa città e vorrei che non perdesse il patrimonio del basket, ma a volte è dura guardare con ottimismo al futuro perché nonostante i nostri sforzi, di risposte ne arrivano poche e le difficoltà sono tante».
Signor Albanese, come sta il basket ducale?
«Per rispondere faccio mia una frase che ho letto a Cento nella presentazione della partita con Vigevano: siamo una società con un glorioso passato, con un presente complicato ma dignitoso. Del resto da qui in 50 anni sono passati 1.300 atleti, tra cui Malagoli, Antonelli, Mentasti, Zanatta, Premier e Mario Boni, 18 primi sponsor e una ottantina di secondi sponsor, una quarantina di allenatori bravi tra cui Bianchini, Guerrieri, Pasini, De Sisti e Faina».
Anche il pubblico però è cambiato rispetto ai tempi della serie A, lei come lo giudica?
«Allora era più ruspante, ma più presente perché la palestra era sempre piena. Negli anni della A frequentare la Carducci era di moda, ora non è cosi e se vinci qualche partita vengono al massimo cento persone in più».
I fischi di due domeniche fa all'indirizzo di Ghedini hanno incrinato il rapporto tra voi e i tifosi?
«Essere fischiati quando si vince giocando bene non aiuta. Io accetto le critiche, ma vorrei che fossero costruttive, invece a volte non lo sono e io ho la sensazione che qualcuno remi anche contro. Noi avremmo bisogno di affetto da parte della gente perché è solo partendo da quello che possiamo costruire una grande società».
Cosa pensa del vostro campionato?
«Puntiamo alla salvezza, ma con la speranza di arrivare ai play off».
La società poteva fare di più?
«A inizio stagione mi dicevano: 'Prendi questo o quello". E io rispondevo: 'E' già un miracolo che la squadra ci sia". Gibillini è stato bravo a costruire la squadra spendendo un terzo di certe società che sono dietro di noi in classifica, ma non possiamo essere competitivi più di cosi perché abbiamo iniziato la campagna acquisti a fine giugno, e non ad aprile come si dovrebbe fare. Il problema è fino all'estate non sapevamo quale sarebbe stato il budget. Però siamo sempre intervenuti quando ce n'è stato bisogno. L'anno scorso abbiamo inserito in corsa Paoli, Amaretti e coach Faina. In questa stagione abbiamo preso il play Giuri per riequilibrare la squadra dopo che un infortunio ci aveva tolto Ucelli».
Antonio Rodà, dirigente gialloblu negli anni Novanta, è scettico sulla possibilità di trovare imprenditori in grado di dare un futuro al basket ducale, lei che ne pensa?
«Il tempo dei mecenati è finito. Dobbiamo formare un base allargata da cui partire, ma è molto difficile».
Perché?
«Io ringrazio, a nome della società, chi ha voluto essere al nostro fianco, dai piccoli sponsor ai più grossi, ma mi sono accorto che Vigevano è un po' sonnolenta. Abbiamo lanciato tanti appelli, ricordando che la squadra due estati fa avrebbe potuto scomparire, ma abbiamo raccolto poco. Vi assicuro che continuiamo a pensare a possibili contatti con le aziende, ma le risposte positive la titano: cosi è difficile realizzare i nostri obiettivi».
Qual è la vostra meta?
«Vogliamo riportare Vigevano tra i professionisti. Questa città ha ancora degli imprenditori che potrebbero finanziare questo progetto, ma troviamo molte difficoltà a coinvolgerli e la mancanza di uno sponsor acutizza il problema. Gli attuali dirigenti sono dipendenti e professionisti, persone che non possono andare avanti da soli, ma mi batterò per salvare questa società e il diritto a giocare in serie B1».
Le cose cambieranno con il nuovo palazzetto?
«Non lo so. Se quando sarà utilizzabile avremo almeno una squadra competitiva per la B1 potremmo convincere la gente a venire. Di certo il palazzetto a Vigevano non avrebbe senso senza la squadra di basket».