«Salviamo l'esercito dei bambini soldato»
PARIGI.Rompere il «circolo vizioso» che obbliga 250 mila bambini ed adolescenti in tutto il mondo a vestire una divisa militare e ad imbracciare un fucile: è l'obiettivo centrale della conferenza internazionale che si è aperta ieri a Parigi. Presenti i delegati di una sessantina di paesi i lavori della conferenza «Liberiamo i bambini della guerra» sono stati aperti dal ministro degli esteri francese Philippe Douste-Blazy, co-presidente dell'assise insieme con la direttrice generale dell'Unicef, Ann Veneman. Oltre che rendere più efficace la lotta contro il reclutamento, la conferenza si pone gli obiettivi di una liberazione dei bambini e di un loro reinserimento. «E' nostra responsabilità primaria, è nostro interesse comune rompere questo circolo vizioso che continua ad alimentare in una situazione di quasi-indifferenza la diffusione e l'aggrovigliarsi dei conflitti» ha detto Douste-Blazy che ha annunciato «un nuovo programma di due milioni di euro e il dispiegamento di assistenti specializzati regionali nelle aree più colpite dal fenomeno».
Il primo dispiegamento sarà nella regione dei Grandi laghi. L'Italia è rappresentata alla conferenza dal vice ministro degli esteri Franco Danieli che ha sottolineato «la grande attenzione» del nostro paese «per i diritti violati di milioni di bambine e di bambini nel mondo coinvolti in conflitti armati», attenzione che costituisce «una costante dell'azione della politica estera dell'Italia in materia di diritti umani».
Alla conferenza, che durerà due giorni, hanno aderito i paesi dell'Unione europea, il Giappone, il Canada, ma anche i paesi dell'Africa, dell'Asia e dell'America Latina colpiti dal fenomeno. I paesi presenti dovrebbero sottoscrivere alcune risoluzioni definite «Gli impegni di Parigi» che senza avere un valore giuridico vincolante, sottolineano la volontà di lottare contro il reclutamento in armi dei bambini. A dieci anni dall'approvazione dei «Principi di Cap Town», gli «Impegni di Parigi» dovranno insistere di più sulla protezione e sul reinserimento delle minorenni all'interno dei gruppi armati, dove vengono violentate e dove molte volte diventano madri in conseguenza di queste violenze e sono successivamente respinte dalle loro comunità. Le giovani secondo alcuni esperti rappresentano il 40% di tutti i bambini soldato.