«Incontra il Drago Bullismo e non avrai più paura»

PAVIA. «E' malvagio. Quando uno piange, egli ride. Provoca tutti i più deboli di lui e quando fa a pugni s'inferocisce e tira a far male. $Egli odia i compagni, odia la scuola, odia il maestro» Cosi Edmondo De Amicis dipinge il bullo Franti nel libro Cuore. Precorrendo i tempi. Oggi il bullismo è un fenomeno sociale sempre più diffuso che assilla psicologi e pedagogisti.
Ma preoccupa anche insegnanti e genitori sempre più spesso alle prese con piccoli drammi di alunni e figli. A Milano è stata da poco costituita una commissione permanente per lo studio del bullismo. La scuola primaria parificata 'San Giorgio" di Pavia ha scelto un'altra strada: la prevenzione attraverso il gioco. Partendo dalle pagine del libro Cuore, guidati dall'educatrice Gigliola Colonelli, i bambini di V imparano a riconoscere, smascherare e, se possibile, 'disinnescare" il bullo. Che spesso è vittima quanto loro. I primi tre incontri si sono già svolti, portando in vita, tra i banchi della scuola di via Bernardino da Feltre, il 'Drago Bullismo". «L'abbiamo incontrato insieme - spiega Colonelli, esperta di letteratura per l'infanzia - invece che da soli, cosi non saremo presi dal panico e potremo difenderci nel migliore dei modi». Obiettivo del ciclo di lezioni è «prevenire e arginare il fenomeno nel tentativo di sanarlo». «Penso che i bambini vadano trattati da grandi - spiega l'educatrice -. Se proponi un'attività gli devi anche spiegare obietivi e mezzi. Abbiamo scelto di usato il libro Cuore che presenta prototipi del bullo e delle vittime, ma anche degli astanti». Figure non secondarie quelle degli spettatori che assistono agli atti di bullismo ma nella maggior parte dei casi non intervengono. «Ai bambini è inutile negare che esistano i draghi. Tanto vale tentare di addestrarli - spiega Gigliola Colonelli - Se conosci il pericolo puoi evitare il panico». In classe dopo la lettura di alcuni brani salienti e la discussione aperta si è passato al gioco. «Attraverso la lettura di vicende altrui ci si è ritrovati a parlare delle proprie vicende, a esternare il proprio pensiero senza autocensura, senza reticenza e pudore». Per questo, nel gioco delle parti, gli alunni indossano una maschera. Li aiuta a lasciarsi andare, a spersonalizzare. E i bambini stanno imparando anche a distinguere la diversità tra un normale conflitto, la lite e un atto vero di bullismo. Tutti muniti di cartellini - 'Viva" e 'Abbasso" - danno una lettura critica dei capitoli, delle storie, dei personaggi. Discutono. «Con serenità i nostri figli stanno imparando a conoscere la figura del bullo, ma anche quella della vittima - dicono le mamme di V che hanno partecipato all'ultimo incontro - e chi chi, senza esserne convinto, segue il più forte nelle sue scelte. Ma ci piace soprattutto la valorizzazione che si fa della persona per quello che è e non per quello che ha». (m.g.p.)