Prodi fa slittare il vertice di maggioranza

ROMA. Si allungano i tempi per la convocazione del vertice di maggioranza. Dopo lo scivolone al Senato sull'ampliamento della base Usa di Vicenza e in vista del probabile braccio di ferro in Parlamento sul disegno di legge che il governo deve deve ancora presentare sulle coppie di fatto, il premier ha deciso di convocare i leader dell'Unione solo dopo che la temperatura si sarà abbassata.
Questo vuol dire che il vertice chiarificatore si terrà non prima di due settimane. Prodi sembra infatti non intenzionato a fissarlo prima del suo viaggio in India, da dove rientrerà il 16 febbraio. Fino a quella data, il premier cercherà di offrire una risposta ai tanti interrogativi posti in questi giorni dai suoi alleati. La questione più complessa riguarda la politica estera. E ieri Prodi ha provato a disinnescare la «mina» con una lunga lettera indirizzata al popolo pacifista che è stata pubblicata su La Repubblica.
«In otto mesi di governo abbiamo dato un contributo nuovo e organico alla costruzione della Pace, giorno dopo giorno» scrive il premier, che ripercorre la politica estera del governo attenendosi ai fatti compiuti in questi mesi: «Come ci eravamo impegnati, sono rientrate le nostre truppe dall'Iraq». Poi Prodi ricorda che il governo italiano ha contribuito a porre termine all'operazione Enduring Freedom in Afghanistan ed ha concordato con gli Stati Uniti la chiusura della base della Maddalena. «Oggi non siamo in nessuna azione militare all'estero che non sia appoggiata dall'Onu. Abbiamo preso l'inizitiva della missione in Libano e da quando ci sono i nostri soldati» precisa il premier «non ci sono stati più incidenti». La conclusione è che il governo sta costruendo la «via della pace» con «azioni concrete e non declamazioni retoriche».
La lettera viene accolta positivamente dagli esponenti della sinistra radicale che invitano il premier ad andare avanti sulla strada della «discontinuità» rispetto alla linea filo-Usa adottata dal governo Berlusconi. Alfio Nicotra (Prc) apprezza lo sforzo di Prodi e lo invita ad ascoltare «senza pregiudizi» le ragioni del movimento pacifista mentre Pino Sgobio (Pdci) chiede di «insistere ancora di più» sulla via della pace. Ad ammettere che la politica estera del governo «non è più quella di una semplice ratifica delle decisioni Usa» è anche il capogruppo dei verdi alla Camera, Angelo Bonelli. Deciso a far rientrare i malumori di Alfonso Pecoraro Scanio, con il quale ha avuto ieri un lungo colloquio telefonico, Prodi ha annunciato che per l'Italia l'ambiente è una priorità: «Ci impegneremo a fondo all'Onu, come in tutte le occasioni internazionali, per fissare la priorità ambientale tra quelle che possono cambiare il votlo al pianeta nei prossimi decenni».
Ma ieri a far discutere è stata anche la lettera pubblicata su Repubblica con la quale gli ambasciatori del Regno Unito, della Romania, del Canada, dei Paesi Bassi, degli Stati Uniti e dell'Australia hanno sollecitato una permanenza delle truppe italiane in Afghanistan. La lettera aperta non è affatto piaciuta al ministro della Difesa, Arturo Parisi, che ne ha condiviso il contenuto ma l'ha definita «irrituale».
(Gabriele Rizzardi)