La favola del Parona&Pro
VIGEVANO. Dario Quaglia è un allenatore di squadre giovanili che non ama guardare le classifiche. Dice che «A livello giovanile il lavoro paga alla fine. Per questo in settimana lavoro basandomi su quello che ho visto domenica in campo. E nient'altro». Fa male perché i suoi allievi provinciali del Parona&Provigevano in questo momento sono primi nel girone A e conservano l'imbattibilità dopo 13 partite. Lui li allena da quest'anno e si trova a gestire un gruppo che si è formato negli anni ed è formato quasi del tutto da ragazzi nati nel 1991.
«Ho cominciato ad allenarli quest'anno - dice Quaglia - ma questi ragazzi sono assieme da diverso tempo. Sono due gruppi, i nati nel 1990 e i nati nel 1991, che ogni due anni per questioni di età si riuniscono e si trovano a giocare assieme». Di fatto il gruppo dei 15enni gioca a calcio assieme fin dai tempi della scuola calcio e compone l'ossatura di questa macchina da gol, che ha sempre ottenuto ottimi risultati in tutte le categorie in cui ha militato. Gli altri, i sedicenni, si sono aggregati con il tempo. Arrivando da altre società. E' il caso di Salanitro preso dal Superga Vigevano. I due sedicenni che hanno fatto tutta la trafila nella Pro Vigevano sono Tirrito e Viola, che hanno cominciato con i primi calci nella Pro Vigevano. «In questi ragazzi - continua Quaglia, che in passato ha allenato gli juniores della Cassolese e del Mortara -si vede che c'è stato un certo tipo di lavoro. Ho trovato un gruppo che aveva delle basi e siamo partiti avvantaggiati. Loro poi hanno voglia di lavorare e sono bravi ragazzi. Si divertono giocando a pallone e questo tipo di mentalità è quello che ti permette di vincere e di crescere». A sostenere questa squadra c'è anche l'impianto organizzativo del Parona&Provigevano, una società che ha fatto del settore giovanile il proprio punto di forza. Il Parona&Provigevano copre con le proprie squadre tutte le fasce d'età. «Lavorare in una società grande e organizzata - continua Quaglia - aiuta molto. Basta guardare come vengono risolti i problemi di organico. Con un settore giovanile grande, quando ti manca qualche giocatore puoi pescare nelle categorie immediatamente precedente in ordine di età. Se manca uno degli allievi si fa giocare uno dei giovanissimi». Quando è arrivato, a settembre, Quaglia ha trovato un gruppo ben organizzato e affiatato sul quale si è messo a lavorare. «Ho visto che c'erano buone basi e i fondamentali non mancavano - continua l'allenatore - e ho cercato di metterli in campo. Il campionato Allievi è fondamentale per la crescita di un ragazzo e se capisce determinate situazioni è facilitato nella juniores. Negli Allievi si deve sviluppare la base per diventare un giocatore. E' qui che si instaura la mentalità da calciatore». I metodi applicati da Quaglia sono semplici: «I ragazzi bisogna farli lavorare, divertire motivarli e insegnargli a crescere». (a.ba)