«Italia a rischio, subito interventi»

DALLA siccità a alla desertificazione di alcune zone del sud, dalla carenza di risorse idriche per l'agricoltura ai dissesti geologici per le violente precipitazioni, dagli animali che potrebbero estinguers all'allagamento di 4.500 chilometri di coste, come previsto dall'Enea, da Rimini a Orbetello al tavoliere delle Puglie, all'area Pontina fino anche a Pisa. Sono i rischi che l'Italia potrebbe correre in un futuro non troppo lontano, se non si arresterà il riscaldamento del Pianeta. Rischi che saranno a settembre al centro della conferenza nazionale sul clima voluta dal ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio.
A tracciarli per la prima volta è il libro «Kyoto e dintorni. I cambiamenti climatici come problema globale», curato da Antonello Pasini, climatologo dell'Istituto sull'inquinamento atmosferico del Cnr.
Dottor Pasini, cosa riservano per l'Italia i cambiamenti climatici previsti per il futuro?
«L'Italia è in una zona particolarmente vulnerabile ai cambiamenti climatici come tutta l'area del Mediterraneo. L'aumento delle temperature porterà ad esempio alla fine del secolo a un calo delle piogge estive di 40-50 millimetri e questo avrà un forte impatto sui territori e sugli ecosistemi di alcune zone del sud. Basti pensare a regioni come la Sardegna, la Calabria e la Puglia che già non hanno abbastanza disponibilità d'acqua per l'irrigazione con i conseguenti problemi all'agricoltura. Inoltre quando pioverà avremo fenomeno violenti, il terreno non avrà il tempo di assorbire l'acqua precipitata e ci sarà il rischio di smottamenti e frane. C'è inoltre il rischio desertificazione, non dimentichiamo che ci sono attualmente delle zone particolarmente aride in Puglia, Basilicata e anche nel sud della Sicilia».
E per quanto riguarda l'innalzamento dei mari?
«Le nostre coste più a rischio sono nell'Adriatico del Nord da Rimini in sù, fino a Monfalcone. Questo perchè oltre all'innalzamento del livello del mare, la terra in quelle zone si sta già abbassando in parte in modo naturale e in parte a causa di interventi umani come le estrazioni di metano. Questo comporterà il rischio, tra gli altri, di maree più frequenti a Venezia».
E poi ci sono gli animali che perdono il loro habitat...
«Se la temperatura aumenta, l'habitat di molte specie si sposta in montagna, ma gli animali non hanno facilità a spostarsi e questo comporterà dei grossi rischi di estinzione. Pensiamo ai cambiamenti che sono attualemnte in atto nel mondo animale a causa dell'aumento delle temperature: il ghiro, ad esempio, si sveglia prima, come anche le marmotte e alcuni volatili anticipano le loro migrazioni».
Aumenteranno anche i fenomeni estremi. L'uragano Kirill ci ha risparmiati, ma in futuro?
«Da questo punto di vista possiamo stare forse tranquilli perchè i cicloni tropicali hanno bisogno degli oceani per svilupparsi».
E la colpa di tutto questo è dell'uomo?
«Noi del Cnr in un recente studio lo abbiamo dimostrato usando modelli di intelligenza artificiale. In sostanza, non si può capire il comportamento delle temperature negli ultimi 150 anni se non si considerano le cause umane».
Che fare?
«Occorre un'accordo internazionale sulla riduzione delle emissioni che punti sulla ricerca e sulle energie rinnovabili. E bisogna avere chiaro che questo modello di sviluppo economico esponenziale non è sostenibile perchè le risorse della Terra non sono illimitate. Insomma, bisogna agire sulle cause, ovvero l'effetto serra, senza però perdere ulteriore tempo perchè la Co2 ha un tempo di permanenza in atmosfera di 120 anni». (m.v.)