Invalida nel posto sbagliato

VIGEVANO. Dodici ore su un lettino da studio medico per sottoporsi a due trasfusioni. E' l'esperienza vissuta da una 72enne vigevanese non autosufficiente portata mercoledi in ospedale per un ricovero in day hospital. «Tutto è nato da un disguido - spiega il primario di Medicina, Giuseppe Attardo Parrinello - . Non ci hanno informato che la donna non era autosufficiente, altrimenti l'avremmo ospitata in reparto per farle le trasfusioni».
«Mia madre non può muoversi e ha il catetere - spiega la figlia della 72enne - . Per portarla in ospedale a fare le trasfusioni è venuta a prenderla l'ambulanza». Le due donne arrivano in ospedale dopo le 8. «Mia madre era stata ricoverata in Medicina per 23 giorni tra novembre e dicembre - continua la figlia - . Si era trovata bene e venerdi della settimana scorsa ci eravamo accordate con un medico per tornare mercoledi a fare altre trasfusioni».
Al piano terra dell'ospedale il reparto di Medicina ha uno spazio riservato al day hospital, dove ci sono una decina di poltrone reclinabili. La signora però non poteva muoversi ed è stata quindi portata nel reparto. «L'hanno messa in una stanza in cui c'erano alcune attrezzature mediche, una scrivania e due lettini. Mia madre era su un lettino stretto e duro, uno di quelli che usano i medici di famiglia per le visite: non è l'ideale per una donna che non può muoversi. Le hanno subito fatto un prelievo, ma hanno cominciato la prima trasfusione solo alle 14 - spiega la figlia - . Per ogni sacca ci vogliono un paio d'ore e so che ci vuole tempo per averle dal centro trasfusionale, ma siamo tornate a casa alle 20. Ho detto al primario che in queste condizioni mia madre non si sarebbe più sottoposta alle trasfusioni e lui mi ha risposto che la prossima volta la ricoveranno. Io lo ringrazio, ma mi sarei aspettata più organizzazione».
«La signora è stata avviata al day hospital, come si fa con chi ha bisogno di una trasfusione ma è autosufficiente, perché prima di vederla non sapevamo quali erano le sue condizioni, a quel punto abbiamo fatto il possibile - risponde il primario - . La prima trasfusione è stata fatta alle 14 perché avevamo delle urgenze e il suo caso non era tra queste». (cla.mal)