«I Canti, una scommessa nata a Pavia»

PAVIA. I Canti di Leopardi hanno impegnato filologi, linguisti e intere generazioni di studenti di Lettere. È ora in libreria, edita dall'Accademia della Crusca, una nuova edizione della raccolta poetica. Si intitola 'Canti. Edizione critica". Il volume è nato a Pavia, è stato coordinato da Franco Gavazzeni ed è curato da Cristiano Animosi, Franco Gavazzeni, Paola Italia, Maria Maddalena Lombardi, Federica Lucchesini, Rossano Pestarino, Sara Rosini (2006, voll. 2 + DVD, pp.LX-600; 369, 75 euro). Verrà presentato da Carla Riccardi e Rossano Pestarino il 6 febbraio alle 21 al Collegio Santa Caterina.
Abbiamo intervistato il professor Franco Gavazzeni.
Com'è nata l'idea di dar vita a una nuova edizione critica dei Canti?
«E' stata una scommessa fatta con un gruppo di allievi, ora laureati e in carriera. E' un testo che tutti conoscono, uno dei più belli della letteratura italiana, e da un punto di vista filologico è stato un banco di prova».
In che senso?
«Volevamo vedere se fosse utile una nuova edizione. Abbiamo ritenuto che ci fosse lo spazio per una nostra proposta. Ci collochiamo in prosecuzione, non in polemica con quanto ci ha preceduto».
A quali edizioni critiche avete fatto riferimento?
«Abbiamo tenuto in considerazione quella di Francesco Moroncini del 1927 che, attraverso un ingegnoso meccanismo tipografico, rende visibili gli strati del testo: stesura, correzioni, revisioni. Essa ha dato origine ad una delle principali linee di ricerca, quella delle variazioni o 'degli scartafacci". Negli anni Ottanta ci sono state altre due edizioni critiche molto importanti: quella del linguista Emilio Peruzzi e quella del grande filologo Domenico De Robertis. La loro particolarità era l'accostamento del testo critico alla documentazione fotografica degli autografi, ma le foto non riproducevano le dimensioni originali e oltretutto risentono della tecnologia di quegli anni.
Cosa c'è di nuovo in questa edizione?
«Tutta la documentazione è affidata a un dvd ad alta definizione ed è la più completa esistente. Abbiamo diviso l'edizione dei Canti in due parti ben distinte: da una parte i manoscritti e dall'altra le stampe, cioè tutte le pubblicazioni precedenti le raccolta di Piazzi del 1831 e Starita del 1835. In questo modo abbiamo distinto i due aspetti dell'elaborazione testuale, creando un raccordo tra le due quando era il caso. Abbiamo rivisto la precedente sistemazione dei testi, che tendeva a unificare tutti i momenti della creazione leopardiana che vanno invece tenuti distinti, e abbiamo cercato di far apparire chiaro il lavoro di correzione del testo operato dal poeta nel tempo. Grazie al dvd e ai documenti è cosi possibile verificare la legittimità delle nostre operazioni punto per punto.
Leopardi può essere ancora attuale?
«L'attualità del pensiero Leopardiano è affidata allo Zibaldone, ma traspare nei Canti, ne è il presupposto. In sostanza la poesia di Leopardi nasce dal suo pensiero, che si applica a considerazioni di tipo esistenziale, evidenti e quotidiane. Ci parla del senso della fine, della finitudine, della limitatezza di ciò che esiste, del valore della memoria e del significato della poesia».
È utile allora che i giovani di oggi studino le sue poesie sui banchi di scuola, come i loro colleghi di cinquant'anni fa?
«I giovani devono capire che non si tratta di canti e liriche nel senso volgare del termine. Sono pensiero che si fa poesia, e dunque conoscenza pura».
Anna Ghezzi