Fusioni bancarie, consumatori in allarme
PAVIA. Terremoto in arrivo nel sistema bancario della provincia. La fusione Banca Intesa-Sanpaolo spa ha innescato un processo di trasformazioni destinate a incidere sul 70-75 per cento dell'attività, con chiusura di sportelli sovrapposti e prepensionamenti del personale ancora da quantificare attraverso complesse partite sindacali. Il nuovo colosso dovrebbe vendere una decina di sportelli a gruppi bancari concorrenti e un centinaio di correntisti Intesa potrebbero vedersi spostati i conti da una banca all'altra. I consumatori più in allarme, messi sull'avviso dai sindacati dei bancari, soprattutto dalla Fabi, e dalle associazioni dei consumatori, sono le piccole aziende, che rischiano la stretta creditizia con l'assottigliamento dei fidi. Ma vediamo come si intersecano gli scenari.
La fusione Banca Intesa-San Paolo è in vigore dal 1º gennaio. In provincia erano già, separatamente, le due principali banche con il 50% dell'occupazione bancaria e circa 130 sportelli complessivi tra cui agenzie di grandi dimensioni come a Pavia, Vigevano e Voghera, con oltre mille dipendenti (equamente distribuiti tra i due istituti). L'agenzia Banca Intesa di corso Cavour, appena ristrutturata, sarà dal 1º aprile ceduta di Cariparma (entrata nell'orbita del francese Credit Agricole. Anche le agenzie di viale Campari e quella di Sannazzaro batteranno bandiera francese.
Il problema, dicono fonti sindacali, è che ci sono grossi problemi di sovrapposizione di sportelli, difficili da quantificare oggi, poichè le due banche sono capillarmente presenti. Del Gruppo Intesa faceva parte anche la Cassa di Risparmio di Parma (una trentina di sportelli e 180 dipendenti), che suo tempo assorbi la Cassa di Risparmio di Vigevano ed ora è targata francese.
L'Antitrust a dicembre ha imposto a Intesa-San Paolo di cedere quote di mercato per circa 200 sportelli in tutta Italia, di cui una decina, a quanto pare, in provincia di Pavia. Gli sportelli verranno offerti sul mercato ad altre banche, si dice entro metà 2007. A comprare hanno ufficialmente manifestato interesse la Banca Regionale Europea, forte in provincia di 47 filiali comprese quelle di tesoreria, e la Banca Nazionale del Lavoro, quest'ultima in Lomellina. Siamo in alto mare, anche perchè l'Antistrust tiene segrete le scadenze.
I francesi avevano il 18% di Banca Intesa, se ne escono in campio di Cariparma e Banca Friuladria (che in provincia non c'è) più 200 sportelli a livello nazionale. Questo passaggio, spiegano i sindacati, non fa parte delle delibere dell'Antitrust, ma di un accordo privato tra la Intesa-San Paolo e il Credit Agricole.
Questo sconvolgimento nel sistema creditizio si accompagna alle altre operazioni in atto. In particolare, è già approvata dalla Banca d'Italia la fusione tra il Gruppo bancario Bpu e il Gruppo Banca Lombarda, che controlla la Banca Regionale Europea e che da maggio darà vita al quarto gruppo italiano, con una presenza in provincia della Bre, leader a Pavia, e della Banca Popolare Commercio Industria, molto forte a Vigevano e Lomellina.
E si avanza una terza fusione, quella tra Banca Popolare di Verona e Novara, con grossa presenza soprattutto in Lomellina ma che arriva fino a Pavia, e la Banca Popolare Italiana (ex-Lodi dell'ex-amministratore Giampiero Fiorani finito sotto processo). Come si vede, Pavia è una delle piazze protagoniste della grande trasformazione.