D'Alema era pronto a lasciare

ROMA.«Berlusconi ha un metro tutto suo di valutare le leggi, innanzitutto sulla base dei suoi interessi, mentre invece il politico dovrebbe preoccuparsi prima degli interessi del paese». Il vice-premier e ministro degli esteri Massimo D'Alema commenta cosi la reazione di Berlusconi al ddl Gentiloni sull'emittenza.
Sempre pungente nella lotta politica contro gli avversari, D'Alema è altrettanto deciso nel confronto di governo, e nella maggioranza, sui grattacapi di politica estera. Emma Bonino rivela proprio ieri che durante il consiglio dei ministri di giovedi D'Alema, davanti alle resistenze della sinistra radicale, ha tagliato corto in questi termini: «Stiamo al Governo da circa un anno, oggi l'unico segno di discontinuità che posso dare, ha detto, è che mi dimetto io».
E la battaglia per far passare il decreto di rifinanziamento della missione non si annuncia di breve durata. D'Alema dice che «il modo in cui si discute dell'Afghanistan non rende onore al nostro Paese». «Di queste forze armate - ha detto D'Alema riferendosi ai nostri soldati in Afghanistan - quelli che si definiscono pacifisti dovrebbero sentirsi orgogliosi. E orgogliosi di un Governo che li ha mandati con questi compiti e che si batte anche con i suoi alleati per far capire che é in questo modo che si costruisce la pace».
Il titolare della Farnesina, da Bologna, ha ricordato di aver lanciato ieri a Bruxelles al Consiglio Atlantico la proposta di una Conferenza internazionale sull'Afghanistan. La richiesta è stata apprezzata dagli esponenti della sinistra radicale, ma non è stata giudicata sufficiente per condurre ad un si al decreto sulle missioni militari.
Il verde Paolo Cento, ricordando che il mandato Onu per la missione Isaf termina ad ottobre, ha chiesto che il decreto «indichi la fine del primato militare per il 2008». Meno «tranchant» il capogruppo alla Camera, Angelo Bonelli, che ha ammesso che una «exit strategy va costruita» ed è quindi «difficile porre date ultimative».
Però i Verdi propongono «l'inserimento nel decreto di un comitato di monitoraggio che avrà la funzione di verificare la missione, il rapporto con la popolazione afgana e preparare una proposta per un'uscita strategica dell'Italia che riduca il peso militare a favore di quello civile e della cooperazione». Più articolato il ragionamento del capogruppo del Prc al Senato, Giovanni Russo Spena, a proposito della Conferenza internazionale: «Noi chiediamo: quali Stati coinvolgere nella Conferenza? Secondo noi se non chiamiamo Siria, Iran e Pakistan è irrealistico raggiungere un risultato. E poi con quali tempi e quali modi?».
«Noi continueremo il confronto - ha poi aggiunto Russo Spena - durante tutti i 60 giorni del dibattito Parlamentare». Insomma il Prc vuole una proposta completa ed articolata, e il si al decreto non arriverà al primo passaggio alla Camera, ma forse solo in occasione del secondo in Senato.
(a.g.)