Morta sette anni fa, riaperto il caso

PAVIA. C'è un marito che da sette anni non si rassegna ad aver perso la moglie, per una fibrosi polmonare. E dei medici che si sono visti prima archiviare le imputazioni e ora assistono alla riapertura del caso. Sette anni di consulenze, perizie, incidenti probatori. Ora il nuovo colpo di scena. A ottobre l'inchiesta è stata riaperta da un pm di Genova. E ieri il gip ha disposto l'ennesima perizia per la morte di Adriana Trevisani, avvenuta il 29 novembre 1999 al San Matteo.
L'indagine coinvolge tre medici dell'ospedale San Martino di Genova e uno del policlinico di Pavia: A.R., ora in pensione, difeso dall'avvocato Salvatore Picci.
A Pavia la genovese Adriana Trevisani è morta il 29 novembre del 1999, a pochi giorni dal suo 34º compleanno. Il 15 novembre - solo quindici giorni prima - era stata trasferita da Genova alla divisione di Pneumologia pavese, per essere inserita in lista di attesa per il trapianto di polmone. Ma le sue condizioni - che i periti chiamati a pronunciarsi più volte in questi anni avevano definito già compromesse - sono peggiorate. Fino alla morte. Il marito, Giuseppe Ricciardo, non ha mai gettato la spugna. E ha sempre sostenuto, nei tribunali di Pavia e di Genova (dove le cause si sono però concluse con archiviazioni), che la donna sarebbe stata «uccisa da una terapia sbagliata», da farmaci sperimentali non adeguati. E ha depositato altre querele, affidando la sua denuncia e la sua disperazione anche a un sito internet. A ottobre un pubblico ministero del capoluogo ligure ha riaperto le indagini, richiedendo un incidente probatorio per accertare se vi sia stata la lamentata carenza diagnostica e terapeutica. «Ieri il gip Adriana Petri ha nominato i periti, pneumologo e medico legale dell'Università di Pisa - spiega l'avvocato Picci, difensore dell'unico indagato pavese - Ed è stato disposto l'avvio delle operazioni l'8 febbraio. I periti avranno 80 giorni per depositare le loro conclusioni». Che sono esami sugli atti e sulla documentazione: cartelle cliniche, autopsia e reperti istologici. A maggio l' udienza per la relazione dei periti e la discussione in contradditorio.
Tutto, racconta l'uomo, avrebbe avuto inizio il 6 luglio 1999 da un ricovero in ospedale, a Bobbio, in seguito a un incidente stradale. In quell'occasione Adriana Trevisani avrebbe manifestato una grave sofferenza «polmonare infettiva» che, accertamenti successivi, hanno poi ricondotto a una causa ben più grave: una fibrosi polmonare. E da allora, racconta sempre il marito, è iniziato il calvario. La moglie è stata ricoverata e presa in carico dai medici dell'ospedale San Martino di Genova. Ma in due mesi le condizioni sono precipitate. Quindici giorni prima di morire fu trasferita d'urgenza a Pavia, per essere sottoposta a un trapianto, l'ultima chance di salvezza.