Napolitano sulla Shoah «L'antisionismo nega l'esistenza di Israele»

ROMA.Combattere ogni indizio di razzismo, ogni rigurgito di antisemitismo, «anche quando esso si travesta da antisionismo, perché significa negazione della fonte ispiratrice dello Stato ebraico», delle ragioni della sua nascita e della sua sicurezza. E' questo il passaggio più sottolineato del discorso di Giorgio Napolitano, pronunciato al Quirinale nel giorno della Memoria e della Shoah. Il portavoce della comunità ebraica romana, Riccardo Pacifici, ringraziando Napolitano, ha definito il suo discorso «un passaggio storico», che non azzera le polemiche, ma fa fare un grande passo avanti verso «giustizia e verità» e chi usa «l'antisionismo come moderno strumento di antisemitismo». Evocando «la più immane tragedia dell'Europa», il capo dello Stato ha ricordato il monito di Primo Levi, lo scrittore che visse il dramma dei campi di sterminio: «Ciò che è accaduto può ritornare, per assurdo e impensabile che appaia». Gli antidoti, dice Napolitano, devono venire dall'Europa, nata come baluardo contro quegli orrori. Si deve serbare il ricordo e sentire il peso «degli anni bui e delle persecuzioni antiebraiche della repubblica di Salò». Un discorso che viene dal cuore, dice l'ex rabbino Elio Toaff. Il sindaco Walter Veltroni accompagnava i «nuovi testimoni», cioè gli studenti che con lui hanno visitato Auschwitz. La superiorità di qualcuno verso qualcun altro, «un veleno che può ripetersi ancora». Il ministro Fabio Mussi: la Memoria come fondamento dell'identità europea. (r.v.)