Via Martelossi, ecco Sacco
PAVIA. Il Martelossi-bis è già finito. E le modalità - un esonero mascherato da dimissioni - nemmeno il più pessimista degli appassionati pavesi le avrebbe immaginate a inizio stagione. Al suo posto Giancarlo Sacco, 50 anni proprio oggi, pesarese doc e prima panchina sulla Scavolini che risale al 1984. Con due finali scudetto e una coppa Italia. Se basterà a rivitalizzare l'Edimes lo diranno il tempo e - soprattutto - le prossime due trasferte, a Reggio Calabria e Cremona. Piuttosto a Pavia è tutto da rifare a campionato in corso per la terza volta in altrettante stagioni. Vicissitudini che non possono però essere accostate. Perché Martelossi, persino agli occhi dei suoi detrattori, era una delle poche certezze del basket professionistico re-innestato con affanno nel tessuto pavese in coincidenza del nuovo millennio. Era stato proprio Martelossi, tra il 1999 e il 2001, a fare di Pavia una grande dei cadetti nel segno di Zatti e Di Bella. Poi tre anni di LegaDue e il consolidamento con 54 vittorie in 110 partite tra campionato e play off.
Quest'anno invece, dopo una partenza sprintata, la miseria di 7 vittorie in diciotto giornate. Tutt'altra musica, dunque. Stonata persino nei numeri. Nel momento dell'addio il Martelossi di oggi fa intuire che 'il Martelossi" che aveva fatto la storia recente della palla a spicchi pavese era un'altra persona. Il dato più evidente? Alla spregiudicatezza nel valorizzare prospetti come Bellina, Conte e Cristelli, in questa stagione è subentrata una gestione che può definirsi persino timorosa. Ma non è da qui che «Martello» vuole cominciare. E visto che è l'ultima volta, sicuramente per un bel po' di tempo, lo lasciamo fare. «Mi assumo la piena responsabilità della situazione», esordisce il 41enne coach di Udine che non farà le valige da Pavia prima dell'inizio della prossima settimana. «E la squadra allestita in estate - aggiunge d'un fiato - è grosso modo quella progettata a tavolino con il presidente Bianchi».
Ed eravate partiti benissimo. Quando si è rotto il giocattolo?
«Duranta la gara interna contro Casale (l'11ª di andata, era il 3 dicembre ndr). Pur con le congiunture, per noi tutte negative, della loro magica serata al tiro e di un arbitraggio discutibile, avremmo dovuto vincere. Ricordate? Mi ero fatto espellere. Ecco: una squadra una partita cosi non la perde mai».
Significa che l'Edimes cominciò li a 'scaricare" il suo coach?
«No, mi sono solo reso conto che avevamo dei problemi. I giocatori si sono un poco abbattuti e mancavano attitudine difensiva e mentalità. Nello spogliatoio, davvero, non c'è mai stato un problema importante. E nemmeno litigi. Con il senno di poi ci sarebbe voluta forse un po' di aggressività in più».
Non è che queste dimissioni la liberano da un peso?
«Ho a cuore Pavia e il presidente Bianchi. Cosi riconosco che a questa squadra ho dato per quanto avevo. E che avrei finito con il ripetermi. Questo mi sono detto lunedi dopo la sconfitta con Jesi. Piuttosto, adesso che si stanno facendo alcuni correttivi, mi resta il rimpianto di non poter allenare un gruppo che si sta rendendo più compatto sotto l'aspetto difensivo».
Il Martelossi che arrivò a Pavia nel 1999 dava spazio ai cambi e si inventò qualche giocatore da LegaDue. Cos'è successo quest'anno?
«Ho speso tempo per l'utilizzo ottimale del quintetto e chiedo scusa agli altri ragazzi. In più per filosofia sono ancorato agli schemi di 'una volta". Credo che le stagioni vincenti si costruiscano con la squadra progettata in estate. Invece avremmo dovuto cambiare prima».
Vuole aggiungere qualche cosa?
«Insieme al presidente Bianchi in questi mesi ho sofferto una situazione fatta di persone che si accostano e si aggirano intorno alla società per apparenza e convenienza. Cosi per il terzo anno di fila qui si cambia l'allenatore. Con sincera preoccupazione mi chiedo quale futuro ci sia. A meno di ripensare tutta l'organizzazione con una struttura più ampia. Adesso stacco per un po' perché è stata un periodo pesante. Prima l'entusiasmo, poi le turbolenze. Mi consolo perché sono esperienze importanti. Di vita e per la carriera».