Le fatiche della nostra democrazia
(segue dalla prima)
Quasi nessuno si sottrae al rito. Tanto più che puntuali, pronti a intervenire in consiglio con un permesso straordinario, ci sono anche i rappresentati dei commercianti e dei consumatori. Quando tocca a loro parlare però, sui banchi della giunta ci sono già parecchie defezioni. Accanto a Roberto Portolan che ha appena finito l'intervento c'è Maria Teresa Nizzoli (lei cederà appena prima della mezza, lui resterà li fino alla fine senza alzare un sopracciglio). Più in là il sindaco e la filosofa e assessore alla Cultura Silvana Borutti. Presto si allontanano e inaugurano la loro serata peripatetica Sacchi, Fantoni, Pezza, Bengiovanni, Pinuccia Balzamo.
Si discute di fasce rosse, arancio, di migliaia di firme raccolte dai negozianti, di centro da salvare dalla pressione di auto e smog ma anche da rivitalizzare. C'è il forzista Gimigliano che si sbraccia verso Portolan («Io la considero un amministratore non di primo pelo») e racconta la fatica di trovare un posto auto vicino al centro mentre molti danno forti segni di insofferenza per la di lui prolissità. Assanelli allunga un braccio verso il presidente del consiglio Ruffinazzi e lo implora con un esplicito segno delle dita che vorrebbero sforbiciare la voce del collega.
Parlano Bruni e Fracassi e sulle opposte seggiole della maggioranza non osano muoversi Duse, Cappelletti, Locardi, Cinquini e l'ex tassista Palumbo. Nei microfoni, che rimandano voci soffocate al pubblico, procedono gli interventi fermati solo dall'arrivo degli arrabbiati ragazzi di Radio Aut (anche loro ecumenicamente ammessi a leggere un comunicato).
Gli sbadigli diventano contagiosi e anche i lampadari che si spengono due volte di seguito regalano un brivido che dura poco: «Ragazzi, dice una voce in aula, qualcuno si è appoggiato all'interruttore, toglietevi di li». Un giallo subito risolto, non smuove di un millimetro il parlamentino municipale che intanto rimpolpa i numeri con l'arrivo del consigliere Minella rapito fino a poco prima da una conferenza su San'Agostino al Borromeo.
Perché dovrebbe scuotere consiglieri e pubblico (già decimato a quell'ora) la voce di Walter Veltri, identica a quella del fratello Elio, che parla di polveri sottili che uccidono? Perché dovrebbe scuoterlo la voce dell'altro Veltri (quello vero) che tuona: «Dovrete spiegarci dove sono finiti tre milioni di euro dell'Asm che ha incassato 4,5 milioni, ne ha dati 1,5 milioni al Comune e non ha impiegato più di 400mila euro per le spese?»
Mentre Veltri alza la voce e dice: «A cosa servono sedici società dentro l'Azienda? Ve ne farò chiudere dieci, dovessi cambiare cognome», Piera Capitelli sfoglia senza scomporsi un bel pacco di carte e Portolan, abbandonato anche dalla Nizzoli, continua a non alzare sopracciglio.
Ha ceduto però da tempo Filippi, che consuma la suola delle scarpe avanti e indietro in sala come fosse nel salotto di casa sua, non si ferma come un'ape maia impazzita. Sotto il peso delle fatiche della democrazia cede anche un gruppetto di consiglieri di minoranza che ridacchiano davanti a un computer aperto: hanno trovato l'ultimo videogioco da giocare in società?
Quando arriva l'ordine del giorno di Cinquini, che mette il timbro del Consiglio sulla questione dei parcheggi, la notte è già alta, e, davanti al palazzo barocco sfiorato dalle luci come un palcoscenico silente, aspettano in bella fila molte auto che non hanno trovato posto in cortile. Per lasciare le vetture in periferia e prendere l'autobus c'è tempo domani. Perché la notte è fredda e fuori piove.