«Roveraro aveva scelto di distruggere la mia vita»
MILANO.«Ha strategicamente pianificato la mia distruzione. Mi ha portato via tutto». Cosi Filippo Botteri, 43 anni, consulente finanziario di Parma, reo confesso del sequestro e omicidio del finanziere Gianmario Roveraro, parla dell'uomo della cui uccisione è accusato, in complicità con altri. Un sequestro compiuto la scorsa estate, che si concluse con l'assassinio di Roveraro e con lo strazio del suo cadavere, fatto a pezzi con un machete. Botteri ha accusato la sua vittima parlando con i periti incaricati di valutare le sue facoltà mentali. L'uomo, hanno concluso gli esperti, non presenta una vera patologia ma solo alcuni «tratti disturbati». I professori Antonio Marigliano e Sabina Albonetti affermano che l'uomo aveva piena «capacità di intendere e di volere». Un rapporto «ambivalente», quello di Botteri nei confronti di Roveraro. Avendo vissuto «nella totale assenza di una figura di riferimento maschile» (del padre diceva spesso che «era morto»), e aveva desiderio «di riscatto», tanto da portarlo a sviluppare una «ossessiva dedizione al lavoro». Fino a quando si era avvicinato professionalmente a Roveraro, descritto come «un grandissimo finanziere» nei confronti dei quali provava «rispetto». Poi, però era fallita anche l'operazione economica cui aveva partecipato insieme al finanziere di Albenga, da cui Botteri si era sentito a quel punto ingannato: «Era un egocentrico, diceva sempre"io" - accusa Botteri nel verbale di interrogatorio riportato nel documento -. Ha scelto di rovinarmi, ha usato i miei soldi, il mio nome, la mia vita, distrutto la mia famiglia. Mi ha portato via tutto».