Una terza via per Radio Aut


La vicenda di Radio Aut nasce da un tipico conflitto «di vicinato», che non è soltanto di via Siro Comi e non è soltanto di Pavia. La domanda è: come si possono affrontare questi conflitti di vicinato, sempre più frequenti nelle situazioni urbane? Le carte bollate e gli appelli all'intervento delle autorità competenti sono l'unica possibilità? I differenti interessi delle parti in causa sono cosi irrimediabilmente inconciliabili? C'è una divertente storiella ebraica che parla di questo problema. Di fronte ad un giudice, noto per la sua saggezza, vengono portati due litiganti. Il giudice ascolta con grande attenzione le ragioni del primo litigante e poi gli dice: «Hai ragione». Quindi ascolta, sempre molto attento, il secondo litigante e dice: «Hai ragione».
A questo punto si alza uno dal pubblico: «Eccellenza - dice - non possono avere ragione entrambi». Il giudice ci pensa sopra un attimo e poi, serafico, risponde: «Hai ragione anche tu». Questa storiella, a prima vista soltanto un paradosso dall'effetto spiazzante, in realtà è la fedele descrizione di una situazione complessa. Una di quelle situazioni sempre più frequenti nella convivenza urbana, dove è molto difficile collocare nettamente i torti e le ragioni da una parte o dall'altra, se non a prezzo di grossolane semplificazioni. Tutti hanno la loro «ragione» che gli «altri» non vogliono intendere. Nel caso di via Siro Comi la domanda è: gli interessi delle parti in campo sono cosi inconciliabili, da richiedere che l'affermazione di una ragione comporti necessariamente la cancellazione dell'altra? Non sarebbe opportuno esplorare una terza via? Perché non mettere attorno ad un tavolo tutte le parti coinvolte nel conflitto? Ma proprio tutte: i gestori del locale e gli inquilini, i netturbini che al mattino devono pulire i cocci delle bottiglie e i giovani avventori, i negozianti della via e i vigili che vengono chiamati di notte, i funzionari comunali competenti e i tecnici dell'Arpa. Perché ciascuno non prova ad ascoltare il punto di vista dell'altro e tutti insieme ad inventare soluzioni che tengano conto delle diverse esigenze? Utopia? Non è detto, se ci si da il tempo di ascoltare con calma le ragioni di tutti e si lavora insieme con pazienza per inventare soluzioni condivisibili. In ogni caso sarebbe una bella prova di partecipazione. Farebbe crescere quel sentimento di comune appartenenza al luogo in cui si vive, del quale oggi si avverte più che mai il bisogno. A Pavia come altrove.


I giovani devono restare
nel centro storico

In riferimento all'intervento di Giorgio Boatti in merito all'ordinanza di chiusura che interessa il circolo Arci Radio Aut, vorrei precisare la posizione mia e del Partito della Rifondazione comunista. Conoscendo Boatti, non pensavo che proprio da lui uscisse una presa di posizione cosi colpevolista verso i gestori del circolo e dei suoi frequentatori; probabilmente non si ricorda delle cose fatte quando eravamo più giovani e si militava in Lotta continua. Ritengo che a Pavia si debba tutelare i diritti di tutti i cittadini, che siano proprietari di abitazioni o giovani che cercano di trovare uno svago in città senza essere costretti a spostarsi in altre località, purché ci sia rispetto reciproco. Non si può colpevolizzare giovani che vogliono divertirsi soltanto perché i residenti non capiscono le problematiche giovanili e una ovvia vivacità di cui tutti dovremmo esserne contenti in quanto da questo possono anche nascere idee progressiste. Certo è necessario trovare spazi adeguati, ma questo non significa ghettizzare i giovani nelle periferie e rendere ancora di più un dormitorio il centro storico che al contrario dovrebbe essere il fulcro della vita cittadina. Nel caso specifico di Radio Aut, i rilievi dell'Arpa hanno rilevato un livello di rumore superiore al consentito, ma questo era riferito a quello che succedeva all'esterno del locale e non alle attività del circolo; gli stessi gestori hanno, con un loro servizio d'ordine, arginato i fenomeni sopra le righe portando la situazione alla normalità; non si capisce bene quindi né il senso, né i tempi dell'ordinanza del sindaco che va a punire esclusivamente i gestori del circolo.
Credo che sia buona cosa che all'interno dell'Amministrazione ci debba essere un coordinamento tra i vari livelli istituzionali, nel caso in questione il sindaco avrebbe almeno dovuto consultarsi o comunque comunicarlo all'assessore competente. Il programma del sindaco, condiviso da Rifondazione, prevedeva di affrontare le problematiche giovanili in modo positivo e costruttivo anche coinvolgendo gli stessi giovani; non è certo questo l'atteggiamento che mi aspettavo, confermato, come è successo in passato, da questa ordinanza di chiusura anticipata che impoverisce ulteriormente le opportunità di aggregazione giovanile rischiando di modificare il loro orientamento in cui ci riconosciamo noi stessi. Secondo me ed il partito che rappresento, questi problemi si devono risolvere con la discussione e non con prese di posizione inique.
Pasquale Di Tomasocapogruppo Prc consiglio comunale, Pavia

America o no, bisogna
rifiutare gli armamenti

Credibilità del governo, antiamericanismo e americanismo sulle decisioni riguardanti l'ampliamento della base militare Usa a Vicenza. Modestamente ritengo che le valutazioni vanno fatte considerando in che misura le decisioni, di tutti, rispondono alle esigenze di pace e di vita delle popolazioni del nostro pianeta. E rispondendo ad alcune domande.
Cosa significa ampliare la base militare? Significa procedere sulla strada degli armamenti. E' questo che ha bisogno l'umanità? Per esempio, gli armamenti salvano la vita ai cinque milioni di bambini che muoiono di fame ogni anno (Tg3 ore 19 del 17-10-2005)? E ai bambini che ogni tre secondi vengono uccisi dalla malaria (Tg3 ottobre 2005)? Danno le aule ai ventuno milioni di bambini che non hanno mai visto un'aula scolastica (Unicef Radio 3 ore 14,35 dell'8-3-2005)? Migliorano le condizioni di vita al miliardo di uomini che «vivono» con meno di un dollaro al giorno (Tg3 del 14-9-2003)? Danno i medicinali per curarsi ai 40 milioni - di cui 36 milioni in Africa - affette da Aids (Dr. Agnoletto a «Che tempo fa» di Rai3 del 14-2-2004)? Evitano che ci siano 300.000 bambini soldato e 200.000 morti nel Darfur - regione occidentale del Sudan - con 10.600.000 rifugiati e 25.000.000 di sfollati (Amnesty International)?
E' antiamericanismo o senso umano osservare criticamente che l'amministrazione Usa mette al primo punto la sicurezza e la pace del proprio Paese e non quella del mondo intero?
L'esempio della guerra in Iraq non ha insegnato nulla? Più soldati americani morti in Iraq delle vittime del crollo delle due torri l'11 settembre 2001. Per paura di fare la fine dell'Iraq, la Corea del Nord si è fatta la propria bomba atomica. Non c'è da meravigliarsi se anche l'Iran la pensi come la Corea. Proseguendo su questa strada, dove si va a finire? E' proprio cosi difficile capire che bisogna voltare pagina e riprendere il processo di riduzione generale progressiva controllata degli armamenti? E non si potrebbe iniziare rinunciando all'ampliamento della base militare di Vicenza?
Ugo BarberoSan Genesio

Pavia, ricordiamo Olivelli
e gli altri martiri

Chi sono i martiri? Coloro che si spendono e si spengono per un principio spirituale encomiabile. Variano i tempi e i luoghi, ma rimane costante la lotta tra il bene e il male. I martiri - anche quelli che si consumano nel tempo - sono su un gradino nobile più in alto dei semplici eroi decorati, salvo eccezioni. L'argomento merita un approfondimento in altra sede e con diversa virtù dello scrivente. Considerando l'ambito religioso, l'accento cade sul vero coerente profondo amore nell'imitazione di Cristo incarnato, ad esempio, da Padre Kolbe, un santo deportato nel lager in cui seppe sacrificarsi come Olivelli (che, però, non essendo polacco è rimasto servo di Dio).
Il maligno si arrendeva di fronte al suddetto francescano straniero, ma riusciva a malignare, invece, a danno di Olivelli, essendo stato artigliere nella campagna di Russia (cosi come riusci ad alludere sul fatto che Palatucci a Pola aveva conosciuto teneramente una giovane ebrea che riusciva a porre in salvo). Ma tutti e tre morivano imitando il vero Amore, coerentemente con la propria fede, compiendo l'opera dell'amore perfetto. Olivelli, tornato dalla Russia, poteva ricoprire un incarico al Ghislieri. Bonhaeffer poteva rimanersene negli Usa come docente universitario e autore apprezzato in materia teologica. Invece cospirarono vicini al nemico consapevoli dei rischi. Ricordiamoli sabato mattina a Santa Maria Gualtieri sperando che il Comune s'impegni a diffondere l'iniziativa come promesso.
Sauro RazzanoPavia

Valle Lomellina, la lista
che vorrei presentare

Nei giorni 4 e 12 gennaio scorsi ho segnalato su «La Provincia Pavese» la disponibilità a candidarmi come sindaco in occasione delle elezioni amministrative di primavera 2007. E ho ritenuto di illustrare per le elezioni due modalità di vera democrazia. Prima modalità: verifica del gradimento del candidato sindaco proposto mediante votazioni primarie. Seconda modalità: la costruzione di una lista civica, veramente civica, che consenta a tutti gli elettori pure con il più vario credo politico, sia di parteciparvi di persona che di votarla. Quindi una lista non strettamente politica ma veramente amministrativa. Perchè la conoscenza diretta dei candidati consiglieri è parallela alla elezione diretta del sindaco. E perchè la configurazione della persona da votare, molto nota, consente modesti rischi di errori di valutazione. Ora ho fatto un consuntivo delle segnalazioni degli elettori in merito al momento e ho pure verificato me stesso. Il risultato è di aver riscontrato: scarsa adesione alle primarie perchè potrebbe inficiare la privacy del votante, mi vengono elargite molte adesioni al voto nei miei riguardi, ma molta poca volontà di entrare in lista (ne servono 13 di votanti!).
Non vado oltre perchè basta per scoraggiare uno che è entrato all'inizio a gamba tesa. Ho voluto verificare me stesso approfittando dell'esito (giorno 15 scorso) del controllo cardiologico annuale. Il risultato del controllo è stato sovrapponibile al precedente del 2006. Mi ha confortato. Il medico ha convenuto che l'ambiente di lavoro, supposto di vincere le elezioni comunali, può avere un qualche peso qualora l'ambiente di lavoro possa essere pessimo (ma gestibile non peserebbe più che tanto). A questo punto, per non tediare il lettore, mi resta lo scoramento intatto e la mia partecipazione ai cittadini che ringrazio di cuore e con simpatia.
Carlo Natale CàssinoValle Lomellina

Riccardo Agostini