Scende in campo anche un ispanico

NEW YORK.Sul versante dei democratici la corsa alla Casa Bianca del 2008 si profila essere la più diversificata nella storia degli Stati Uniti. Mai si erano presentati contemporaneamente un nero, una donna e un ispanico. Riuscirà Barak Obama a superare la barriera razziale e convincere gli americani che l'Ufficio Ovale può essere occupato da un nero? Sarà Hillary Clinton la prima donna a capo dell'esecutivo Usa? C'è qualche speranza per Bill Richardson, 59 anni, di riuscire a essere il primo presidente ispanico in un paese che sta progressivmente diventando sempre più ispanico? Allo stato attuale delle cose nessuno è in grado di dare una risposta definitiva. Ma in questa fase preliminare, in cui ancora si parla di comitati esplorativi anzichè di veri e propri candidati, la sensazione è che una donna abbia più probabilità di un nero e che un afro-americano sia posizionato meglio di un ispanico. Ma quello che contraddistingue tutti e tre questi candidati e la loro tendenza a non volersi immedesimare con la minoranza che rappresentano. Tutti gli americani ricordano la pericolosa affermazione che fece Hillary quando era First Lady e disse che lei non era una donnetta che stava in cucina a fare i biscotti, come dire che nella famiglia Clinton i pantaloni li portavano sia il marito che la moglie.
Sfumata l'identità razziale anche di Barak Obama che nel suo profilo autobiografico sottolinea non soltanto che sua madre è bianca ma anche di essere crescito alle Hawaii, uno stato americano dove la presenza di neri è bassissima. Il senatore dell'Illinois inoltre evita accuramente di parlare con l'inconfondibile accento dei neri e cura molto la sua immagine apparendo sempre con impeccabili camice bianche, completo scuso e cravatta di seta. La carta razziale per il momento non l'ha ancora giocata presentandosi invece come una sorta di Michael Jackson della politica, nero per chi lo vuole vedere nero e bianco per chi si sente più sicuro davanti a un candidato bianco.
Una strategia delle sfumature anche per Bill Richardson che, a partire dal nome, non ha nulla di ispanico. Alto e corpulento il governatore del New Mexico rivela le sue origini razziali più che tutto attraverso il colorito scuro della pelle. A differenza però dell'attuale ministro della giustizia Alberto Gonzales, che rivela una punta di accento, Richardson appare del tutto integrato nella cultura bianca americana, salvo quando si rivolge al pubblico in spagnolo, una lingua che perla perfettamente.
Ma in corsa per la Casa Bianca non ci sono soltanto minoranza. Candidato all'Ufficio Ovale è anche John Edwards, il senatore del North Carolina che rappresenta l'esatto contrario di un minoranza razziale. Occhi azzurri, capelli biondo-scuro, tratti del volto molto regolari e cadenza tipica del sud, Edwards è la perfetta incarnazione di un politico All-American. E al momento del voto non è escluso che l'elettorato si senta più sicuro davanti a un futuro presidente bianco, di sesso maschile e di estrazione anglo-sassone.