Nigeria, liberato uno degli ostaggi italiani
ROMA. Sta bene e presto sarà a casa il tecnico dell'Eni rilasciato la scorsa notte in Nigeria. Ma mentre a Terni si aspetta il suo ritorno, le autorità diplomatiche restano impegnate nel negoziato per la liberazione degli altri due ostaggi italiani da 41 giorni in mano ai guerriglieri del Movimento per l'emancipazione del delta del Niger. «La situazione rimane seria e complessa», ha commentato la Farnesina.
Provato da oltre un mese di sopravvivenza nella foresta nigeriana, Roberto Dieghi è già stato visitato dai medici dell'Eni nella base della compagnia a Port Harcourt. Lo hanno trovato in discrete condizioni di salute: un quadro soddisfacente per un uomo di 65 anni con problemi di ipertensione che durante il sequestro avevano fatto temere per la sua sorte. Draghi ha potuto chiamare la famiglia attorno alle otto di ieri mattina. Una telefonata breve e concitata per rassicurare la moglie Nunzia e chiederle subito notizie dei figli e dei nipotini. «Sono felice, per noi è la fine di un incubo», ha dichiarato la signora. Ma il pensiero di tutti, anche in casa Draghi, corre agli altri operai rimasti nelle mani del sequestratori e ai loro familiari in angosciante attesa. La stessa signora Nunzia, divisa tra gioia e dolore, ripete che «solo quando saranno tornati tutti a casa si potrà fare una grande festa».
D'altra parte, il primo a chiedere di poter rimanere sul posto per collaborare alla liberazione dei colleghi Cosma Russo e Francesco Arena (e di un terzo operaio di nazionalità libanese), è stato proprio Draghi. La sua disponibilità è stata immediata, anche a costo di rimandare l'abbraccio con i propri familiari. Un gesto dettato dal cuore «di un uomo semplice e buono», ha commentato il parroco di Terni, don Luca Andreani, che da quindici anni lo conta nel suo gregge di volontari impegnati per l'accoglienza. «Un gesto di profonda umanità e di grande civiltà», gli ha fatto eco il sindaco della cittadina umbra, Paolo Raffaelli. La richiesta di Draghi - rimanere fino al rilascio dei suoi compagni di lavoro - non è detto che possa essere accolta. Per ora il tecnico dovrà sottoporsi a qualche altro controllo medico. Poi si organizzerà il suo rientro.
La notizia della liberazione di Draghi, ha fatto sapere la Farnesina, è stata accolta con «sollievo» dal ministro degli esteri Massimo D'Alema. «È un segnale incoraggiante anche se la situazione rimane estremamente seria e complessa», ha aggiunto il portavoce del ministero, Pasquale Ferrara, spiegando che «ora si tratta di continuare a lavorare intensamente, in stretto raccordo con l'Eni e le autorità nigeriane, per il rilascio degli altri tre ostaggi» rapiti il 7 dicembre scorso. I guerriglieri del Mend, nel frattempo, hanno annunciato che il rilascio di Draghi è stato «un gesto di buona volontà» che dovrà essere «contraccambiato» dal governo nigeriano. Quanto agli altri prigionieri «essi saranno trattenuti per un tempo indefinito», si legge nel messaggio di posta elettronica firmato dal movimento separatista da tempo in lotta con le autorità federali e con le grandi compagnie petrolifere che operano nella regione sfruttando le risorse e il territorio della comunità Ijaw, 14 milioni di persone ben sotto la soglia della povertà.