In viaggio lungo l'autostrada che non c'è


BRONI.Difficilmente la chiameranno «Bro-Mo»: sa di chimico e di indigesto. E potrebbe evocare nel tempo le discussioni che la Broni-Mortara sta sollevando. Per ora, infatti, l'autostrada destinata ad unire l'Oltrepo con la Lomellina, creando un importante by pass per Pavia e Milano, divide la gente e i politici locali. Chi ne esalta il potenziale valore sul fronte economico e sociale come fu ai tempi per l'A21-autostrada dei vini; chi, invece, non trova il pareggio nel bilancio negativo tra il pesante dazio ambientale e i reali vantaggi per la provincia. A ben vedere l'unico Comune dei 22 che resta in posizione neutra è proprio Broniovvero uno dei due capolinea. Broni che ha «spinto» piano piano l'innesto di partenza dell'autostrada regionale verso il confine con Redavalle. E' da qui infatti che si deve cominciare il viaggio sull'asfalto che sarà e le polemiche che sono.
TRATTO OLTREPADANO.
L'inizio del percorso sarà appunto sull'A21, lo svincolo sarà posto tra Broni e Redavalle poco più in là della frazione di Cassino Po. Pochi minuti di viaggio muovendosi verso lo svincolo di Verruache già, all'altezza di Barbianelloincontri i primi mugugni. La frazione San Re non gradisce il fendente d'asfalto che l'attraverserà. I residenti hanno dato vita ad uno dei comitati spontanei che si dicono contro e che trovano il sostegno degli ambientalisti. Poco più in là a Pinarolonon ci sono comitati, ma lo stradone comunque «taglia». Giuseppe Villani (sindaco, consigliere provinciale e soprattutto segretario provinciale diessino) è sulla linea cauta: si al progetto, ma discutendolo. La pensano diversamente i 700 pinarolesi che hanno firmato una petizione contro. Stessa storia a Bressana, uno dei punti cruciali e caldissimi del percorso. L'amministrazione non ha dubbi: l'autostrada serve, eccome se serve. Qui dovrebbe nascere un grande interporto che non può certo fare affidamento sull'ex statale dei Giovi, arteria malata di trombosi da code al limite dell'infarto. Ma a Bressana, non a caso, c'è la più coriacea diga di contrari. No all'autostrada e no all'interporto. Nessun dubbio: sono comitati da battaglia campale pronti a tutto per farsi sentire. E si arriva cosi nel Pavese.
TRATTO PAVESE.
Passando sulla futuribile Broni-Mortara, dopo il nuovo ponte sul Po, ad un certo punto incroceresti la variante Tre Re. Una frazione più conosciuta di tanti paesi. Tre Re, non la dimentichi. Ci passi e sei fermo. E chi ci abita, a parte forse chi fa affari con le code, non ha mai gradito di avere naso e orecchi corrosi dallo smog. Proprio per questo il Comune di Cavaha deliberato un si condizionato al progetto. Il ragionamento politico è lineare: la variante Tre Re ora è un sogno possibile e vale la fatica di far convivere in futuro con lo stradone regionale le frazioni di Torre de' Torti, Spessa, Brondelli e Casotti.
Lasciata Cava con le sue speranze il viaggio virtuale arriva in Comune di San Martino. E qui il Comune non ha speranze a cui affidare il proprio consenso. Il Comune è decisamente contro. Non piace l'idea di dover inglobare nel panorama urbano un viadotto alto venti metri che si terrebbe sotto il territorio compreso tra la zona Case Nuove e la Ferrovia. Non piace proprio il progetto del maxi svincolo di Pavia sud, altro snodo vitale dell'autostrada che dovrebbe collegare la tangenziale di Pavia con l'ex statale dei Cairoli e la variante di Tre Re. Non piace, non piace. Piacerebbe di più se l'autostrada avesse un tracciato che combaciasse almeno in parte con la futura tangenziale di Cava. Il viaggio sul tratto pavese della Broni-Mortara termina con il no del Comune di Sommo(la preoccupazione riguarda la tangenziale di Cava) e con il si di Carbonara. Un si con vincolo: a preoccupare non è l'asfalto, ma il panino «Camogli». In paese non va, infatti, giù l'idea dell'autogrill che sorgerà da queste parti sulla Broni-Mortara. Tir e auto che si fermano. Caffè al banco e scarichi turbolenti in aria...
TRATTO LOMELLINO.
In auto si arriverà a quella che è definita l'interconnessione di Gropello Cairoli. Gropello ovvero il terzo snodo cruciale del tracciato. Il sindaco Giuseppe Chiari (in passato assessore provinciale) si è espresso favorevolmente anche se non ha potuto non far emergere le questioni di impatto ambientale. Nel suo Comune c'è già l'onere d'asfalto della Milano-Genova. C'è già asfalto tra i campi e l'antica rete fatta di cavi irrigui e stradine interpoderali. Pochi chilometri dopo ha, invece, solo certezze il collega Enzo Spialtini sindaco di Garlasco. Bella per lui l'idea di una nuova arteria, ancor più bella perchè è stata accettata la proposta di un casello tra Garlasco e Dorno. Casello strategico per le attività garlaschesi (tra le quali l'industria fiorentissima del sabato sera). Ma se dalla Broni-Mortara, invece di guardare a Garlasco, si guardasse verso Alagnail panorama sarebbe diverso. Come a Galliavolae Paronasono nati comitati del dissenso. Si è cosi, quasi, alla fine del viaggio, 30 minuti dopo essere partiti da Broni. Non si passa da Vigevanoche ha già fatto sapere di non essere contraria pur con i correttivi, ma si arriva a Mortara. Il sindaco Giorgio Spadini, in nome della sua amministrazione, condivide l'idea e il progetto. L'autostrada è decisiva, cosi come a Bressana, per lo sviluppo del polo logistico.
TRA CARTA E ASFALTO.
Tra carta e asfalto si è arrivati adesso a un bivio.
Il progetto piace. L'autostrada regionale permetterà finalmente ai bronesi di andare con più frequenza alla Sagra dell'Oca e ai mortaresi di degustare il Barbacarlo con gli agnolotti giganti di Canneto. Palato e turismo a parte (ma non troppo) la Broni-Mortara, dicono i fautori, sarà soprattutto un nuovo e decisivo tessuto connettivo provinciale sia per le merci (con i due interporti), sia per i viaggiatori (l'aeroporto di Malpensa sarà molto più vicino). Il tutto liberando Cava dal suo assedio di auto e Tir.
Il progetto non piace. L'autostrada regionale non serve, dicono i contrari. Tutto questo spreco di verde, campi, sentieri, frazioni, campanili non giustifica l'idea di far incontrare più spesso i bronesi con i mortaresi passando per Pavia. E i due interporti, poi, sono lungi dall'essere una opportunità di crescita: per chi li osteggia saranno, invece, produttori massicci di altro smog e altro traffico. Chi ha ragione? Intanto si può ragionare sul nome. E se fosse «Vi-Ri», nel senso di Vino-Riso? Le due cose, almeno sulla tavola, stanno benissimo insieme.

Fabrizio Guerrini