Gassman sul palco del Cagnoni

VIGEVANO. Alessandro Gassman, al debutto come interprete-regista, sarà stasera al teatro Cagnoni (ore 21) per presentare uno spettacolo tratto da un testo di Thomas Bernhard, 'La forza dell'abitudine". Con lui sono in scena Sergio Meogrossi, Paolo Fosso e Aileen Colombaioni. Bernhard è certamente fra le voci più importanti della letteratura europea della fine del secolo scorso, un giocoliere impazzito e feroce della drammaturgia contemporanea.
Dentro la roulotte di Caribaldi, nevrastenico direttore di un circo cadente e violoncellista che sogna di emulare Pablo Casals, si sta cercando di eseguire il 'Quintetto della Trota" di Schubert. Ma ogni tentativo è un disastro. Del resto cosa si può realizzare con un gruppo di diseredati costituito da un giocoliere che sogna impossibili fughe, un'acrobata gonfia e malaticcia, un domatore che affoga la malinconia nella birra, un clown non più geniale di una scimmia ammaestrata a cui cade sempre il cappello? Ogni prova si conclude con un'esplosione d'odio, un delirio da fine del mondo, la decantazione di un'infelicità che conferma la disgrazia di nascere e una roca radio portatile che manda in onda, alla perfezione ma altrove, le prime battute dell'inafferrabile quintetto. Bernhard affila ogni parola della sua 'Forza dell'abitudine" sfumando fino all'impossibile i confini tra saggezza e follia, stato di sofferenza e pulsione di morte, lampi d'idiozia ed inebetimento grottesco. Attraverso la doppia metafora del circo e dell'esecuzione musicale che non riesce mai, l'autore mostra la monotonia di un parlare inutile, che rimbalza inesorabile su se stesso e come in Beckett cerca uno sfogo nel simbolo, nell'innominabile, nella finta soluzione: domani, Bolzano, oppure Augsburg, e gli animali saranno più tranquilli, il filo dell'acrobata sarà saldo, il Quintetto sarà finalmente eseguito. Ma intanto i dialoghi sono monologhi, le frasi sospese o ellittiche, si prepara continuamente il crollo nervoso, il diapason dell'autodistruzione. In attesa di levare le tende ancora una volta il quintetto prova continuamente interrotto da incidenti, imprevisti, incomprensioni, rancori, fra le escandescenze del direttore maniaco, che cerca di instillare nei quattro 'artisti" quel puntiglioso e stizzoso senso della perfezione da cui appare egli stesso animato. E come l'esercizio ripetuto innumerevoli volte è la base per 1a riuscita del numero da circo, cosi la prova musicale ripetuta all'infinito dovrebbe essere la premessa per una perfetta esecuzione. Ma, nello stesso tempo, garanzia di frustrazione e registrazione di un perpetuo moto circolare di assurdo: «Non vogliamo la vita eppure dobbiamo viverla, odiamo il Quintetto della Trota eppure va suonato». (f. cor.)