Sardegna, ordigni per due sottosegretari

ROMA. Due ordigni sono stati trovati e disinnescati davanti alle abitazioni dei sottosegretari Emidio Casula a Cagliari e Antonangelo Casula a Bacu Abis, nei pressi di Carbonia. Questo colpo di non identificate formazioni terroristiche sarde, riporta l'isola al centro della strategia della tensione. L'obiettivo sono gli uomini del governo che si occupano della questione delle servitù militari.
Non ci sono ancora rivendicazioni, ma gli inquirenti stanno indagando sul versante dell'eversione sarda ispirata dall'area anarco-insurrezionalista o da formazioni della galassia indipendentistica. Condanna e preoccupazione delle forze politiche e delle istituzioni. Per il presidente del Consiglio Romano Prodi l'azione dei terroristi «non potrà fermare la determinazione del governo nella sua azione al servizio della Sardegna e dell'intero Paese». Oggi il viceministro Minniti riferirà alla Camera.
Il primo ordigno è stato scoperto alle 8,50 davanti al portone della casa cagliaritana di Emidio Casula, sottosegretario alla Difesa, esponente della Rosa nel pugno. E' stato Casula ad accorgersi dell'ordigno: «Ho visto quella busta strana - ha detto - con dentro un oggetto di ferro e dei fili che uscivano. Ci siamo guardati negli occhi con il maresciallo dei carabinieri della scorta che mi ha bloccato dicendo che era meglio fare un controllo».
L'altro ordigno è stato trovato a Bacu Abis nell'Iglesiente, negli stessi momenti in cui si eseguivano i controlli davanti alla casa del sottosegretario alla Difesa. Obbiettivo dei terroristi questa volta Antonangelo Casula, dirigente dei Ds e sottosegretario all'Economia. L'esponente politico è stato raggiunto all'aeroporto di Cagliari da una telefonata della sorella che lo avvisava del ritrovamento di una busta sospetta.
A quel punto lo stesso team investigativo impegnato a Cagliari si è trasferito nell'Iglesiente dove è stato accertato che la bomba era stata probabilmente confezionata dalla stessa mano. Si attende la risultanza della perizia tecnica disposta dal magistrato per valutare se potevano esplodere e gli eventuali collegamenti con altri episodi della lunga stagione del terrorismo sardo. Gli ordigni erano composti da un cilindro peino di esplosivo da cava, una piccola sveglia, una batteria, una micro lampadina, fili elettrici e polvere da sparo usata come detonatore.
Su un aspetto gli inquirenti appaiono sufficientemente certi: che i due sottosegretari potrebbero essere finiti nel mirino degli attentatori perché impegnati in settori strategici dell'isola. «Piena solidarietà» con i due esponenti del governo è stata espressa dal presidente della Regione Sardegna, Renato Soru. La riunione della giunta regionale è stata sospesa e Soru ha telefonato ai due sottosegretari. Proprio lunedi mattina col sottosegretario Antonangelo Casula avevano stipulato un protocollo d'intesa finalizzato alla produzione della cartografia della banca dati del Catasto terreni.
Nel marzo del 2005 su una finestrella della caserma La Marmora a Sassari, sede del quartier generale della Brigata Sassari, era stato trovato un ordigno rudimentale che avrebbe potuto uccidere se fosse esploso. La rivendicazione era stata dei «Quattro mori sardi».