Damiano: il governo si decida
ROMA. Il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, lo dice chiaro e tondo: «Mi siedo al tavolo delle trattative sulla riforma delle pensioni solo quando c'è una voce univoca del governo». Alla luce delle dichiarazioni di ieri il momento pare lontano. «Occorre rivedere i coefficienti e innalzare gradualmente l'età pensionabile», dice Rutelli, leader della Margherita e vicepresidente del consiglio.
«Non vedo per quale motivo si debba aprire oggi la discussione sull'aumento dell'età pensionabile. Andava fatto prima delle elezioni, semmai», gli risponde Oliviero Diliberto, segretario dei Comunisti italiani. «Dal vertice di Caserta - commenta Franco Giordano, leader di Rifondazione - è uscita un'agenda comune che non prevede penalizzazioni e disincentivi». L'agenda è il faro del presidente del consiglio, Romano Prodi: «C'è un'agenda, un percorso che va avanti. Mi sono impegnato a iniziare il tavolo, stiamo cominciando, ci saranno delle riunioni».
Il ministro Damiano, comunque, idee in materia di pensioni ne ha già molte. E chiare. «Non parlerei di riforma delle pensioni, noi dobbiamo completare la riforma Dini, si tratta semplicemente di mantenere in equilibrio il nostro sistema pensionistico. Va dato un messaggio rassicurante: nessuno vuol toccare i diritti acquisiti, se un lavoratore ha raggiunto 35 anni di contributi e 57 di età quest'anno può tranquillamente andare in pensione nel 2008. L'aumento delle minime? Non si possono creare ingiustizie, non se ne parli, dunque, perché le minime finirebbero per essere quasi pari alle pensioni più basse, il rapporto fra pensione e contributi versati non può essere toccato».
Poi c'è lo scalone: «Va rivisto, ma non dico cancellato perché per eliminarlo servono tante risorse. Se si trovano lo cancelliamo». E se non si cancella? «Si fanno gli scalini - suggerisce Tiziano Treu, Margherita - ovvero un'innalzamento graduale dell'età». I parlamentari dell'Ulivo si ritrovano in un convegno, domani tocca a quelli di Rifondazione (con Cgil, Cisl e Uil). Enrico Morando, presidente della commissione Bilancio del Senato, punta il dito sui lavori usuranti: «E' un'ingiustizia che a 11 anni dalla Riforma Dini non ci sia ancora la lista dei lavori usuranti. E' uno scandalo».
Sembra argomento marginale, ma non lo è. I lavori usuranti sono il grimaldello per avvicinare Rifondazione al si sull'innalzamento (volontario e incentivato). Dal sindacato, invece, un altolà made in Cgil (ma che parla a nome di tutti): «La prima cosa che continueremo a chiedere è l'abolizione dello scalone e su questo non scherziamo. Stiamo mettendo a punto proposte unitarie», dice Guglielmo Epifani, leader della Cgil. E Luigi Angeletti: «Quello che abbiamo firmato è un protocollo, un elenco di argomenti di cui discutere, non la soluzione dei problemi. Insomma non è un accordo». Da Washington Rodrigo Rato, direttore generale del Fondo monetario lancia una bordata: «La riforma delle pensioni va fatta, insieme a quella sul pubblico impiego».