Binari occupati, il fronte del no apre le ostilità

VICENZA.La protesta è scattata subito. Almeno un migliaio di persone aderenti ai comitati del no alla nuova base Usa hanno occupato ieri sera i binari della stazione ferroviaria, paralizzando per ore il traffico ferroviario sulla linea Milano-Venezia. A Vicenza insomma la battaglia contro la base è cominciata. Verdi, Rifondazione, Comunisti italiani, assieme al Comitato per il no, promettono un'opposione militante, sul campo, del tipo di quella già vista in Val d'Aosta contro i cantieri dell'alta velocità ferroviaria.
E avvertono: ogni metro di base sarà conteso, ogni nuova costruzione contrastata, ogni metro di filo spinato verrà tagliato. Il leader storico dei Disobbedienti Luca Casarini vuol fare di Vicenza un campo di battaglia: «Il governo sarà costretto a usare la violenza per costruire quella base». Quattrocento dipendenti civili della caserma in viaggio per Roma per protestare contro il no si sono fatti sorprendere per strada dal si. «Siamo molto soddisfatti - ha dichiarato il portavoce dei dipendenti della Ederle, Roberto Cattaneo - per questa risposta a un tema cosi importante per lo sviluppo economico della nostra provincia. Se il governo gioca bene le sue carte può portare a casa grandi risultati per tutta la comunità vicentina».
Di tutt'altro avviso naturalmente i protagonisti del comitato per il no. Da loro parte un invito a «dimettersi dai propri partiti di appartenenza» a tutti i deputati che non sono d'accordo sull'allargamento della base. La decisione, ieri sera durante una fiaccolata di protesta inprovvisata subito dopo il disco verde arrivato da Bucarest. Contestato, al grido di «vergogna-vergogna» il segretario cittadino dei Ds Luca Balzi. «La gente è arrabbiata - ha spiegato Olan Jackson, dirigente regionale dei Verdi che ha annunciato la propria autosospensione dal partito - perchè si tratta di una scelta contraria al volere dei cittadini». «Denunciamo il tradimento della politica e di una classe politica che di fronte ai problemi del mondo e alla volontà della gente crede di essere padrona della storia».
Don Albino Bizzotto, presidente della associazione Beati i costruttori di pace, commenta cosi la decisione del presidente del Consiglio Romano Prodi. «Credo che andremo verso una vera e propria insurrezione pacifista - ha detto don Albino - mi riunirò presto con gli altri membri della associazione e anche con gli altri comitati che hanno elaborato programmi affinchè i politici prendano decisione diverse da queste, per discutere di eventuali iniziative concrete che prenderemo per manifestare contro questa decisione».
Tamburi di guerra anche da Francesco Caruso, indipendente del Prc e «disubbidiente» del sud: «Credo che sia urgente ora convocare una mobilitazione straordinaria a carattere nazionale per ribadire il no all'allargamento della base militare. Bisogna far convergere decine di migliaia di persone da tutt'Italia».