Il fuoco distrugge la casa di Malabrocca

GARLASCO. Il fuoco ha distrutto tutto. Foto e articoli d'epoca che raccontavano la 'maglia nera" al Giro d'Italia 1946 e '47. Medaglie e targhe, vinte in una carriera su due ruote, che però non lo vide sempre ultimo. Sabato è bruciata la casa di Luigi Malabrocca, figura-mito dello sport anni Quaranta e Cinquanta. Il 'Luisin" è morto in ottobre, a 86 anni. Nella casa con le pareti in legno alla frazione San Biagio, sperduta nel parco del Ticino, viveva ancora la cognata Albertina Campegi, 88 anni. E' riuscita a scappare appena in tempo, quando una scintilla partita dalla stufa a legna ha innescato l'incendio.
Prima è andata via la luce, poi i muri di assi hanno iniziato a bruciare. Ci sono altri cascinali nei paraggi: le urla dell'anziana signora sono state sentite dai vicini che hanno dato l'allarme. Sono arrivati i pompieri di Garlasco e Pavia. «La zia adesso sta bene, è a casa mia» diceva ieri Ezio, 60 anni, giardiniere, figlio di Luigi. Dopo l'incendio di sabato sera, della casa di Malabrocca sono rimasti solo i pavimenti in mattonelle.
Ezio è arrivato con il fratello Luciano, 58 anni, a spalare via i detriti. Cercando fra le macerie carbonizzate qualcosa da salvare. Il piatto di ceramica, trofeo di una gara di ciclocross vinta nel' 52 a Ginevra. Una piccola medaglia d'oro, e poco più. «Abbiamo recuperato anche qualche foto e una medaglia vinta da Fausto Coppi, donata dal Campionissimo a mio padre».
Tutti e due originari del Tortonese, erano amici e allaeati in gara. Luigi Malabrocca aveva capito che, essendo molto difficile indossare la maglia rosa, anche essere l'ultimo al Giro era un modo per diventare famoso. E poi guadagnare bene, fra esibizioni e sottoscrizioni popolari. Comunque, nell'ultima parte della carriera, come atleta di ciclo cross vinse due titoli nazionali, nel 1951 e '53. La 'maglia nera" aveva sposato una garlaschese: «Da più di trent'anni si era trasferito a Garlasco, e non voleva più muoversi - spiega il figlio Ezio, che come il fratello vive a Garlasco 'centro" - il clima umido lomellino non era certo ideale, per i problemi alle corde vocali che poi l'hanno ucciso».
La 'maglia nera" abitava con la moglie Ninfa, morta dieci anni fa, e la cognata nella casa di legno alla frazione San Biagio. Nata come una baracca per ricoverare attrezzi da pesca, è stata poi trasformata in un'abitazione. «Per un periodo, negli anni Ottanta, è stata anche una trattoria molto frequentata». Le pareti erano tappezzate di foto di Luigi Malabrocca in gara, e con gli altri grandi campioni dell'epoca d'oro del ciclismo, quella di Coppi e Bartali. Luisin custodiva religiosamente un documentatissimo archivio. Decine di coppe e medaglie, targhe e manifestini.
Una casa-museo, dove abitava protetto dai suoi ricordi insieme alla cognata, molto anziana come lui. Non resta più nulla.
«Io e mio fratello veniamo tutti i giorni qui, dove tenevamo attrezzatura da lavoro, andata distrutta anche quella». Una motosega, un tosaerba, due decespugliatori. «Sabato mia zia ha voluto a tutti i costi pulire la stufa, con il risultato che la canna fumaria ha 'tirato" di più, ed partita la scintilla che poi ha causato l'incendio». Erano le 21.30: «La zia guardava la televisione, non si era ancora addormentata. Per questo è riuscita a reagire in tempo. Dei ricordi di papà invece abbiamo perso ogni cosa».