Super arbitri con portavoce
ROMA. Una squadra di «super arbitri» destinati solo alla serie A e all'Europa, e un portavoce per commentare le partite. All'incontro di metà stagione tra fischietti, capitani e tecnici di A e B, il primo dopo calcipoli che ha spazzato via l'era Moggi, Cesare Gussoni, il neo presidente dell'Aia, nonchè designatore ad interim, presenta la sua rivoluzione. L'idea trainante passa per una squadra di venti arbitri top con l'obiettivo di far crescere più in fretta un gruppo che altrimenti, con 41 uomini considerati intercambiabili tra A e B, è destinato a non crescere. «Considerare 40 arbitri interscambiabili è cosa da demagogo - commenta Gussoni, da un mese e mezzo fa al vertice dell'Aia - non da chi ha la testa sulle spalle». In questa ottica, il nuovo corso degli arbitri non esclude neppure lo scambio alla pari con fischietti stranieri. Quanto alla parola agli arbitri, Gussoni è categorico: «Farli parlare alla fine del match non è d'aiuto alla verifica della situazione, meglio un portavoce».
«Al termine dell'incontro - spiega Gussoni - l'arbitro è ancora eccitato dalla gara, pronto a difendere il suo operato: in quelle condizioni non sarebbe utile a ricostruire quel che è successo». Meglio allora un portavoce. Non siamo ancora all'intervista diretta all'arbitro, come si fa con tutti gli altri protagonisti della domenica, ma ci si potrebbe arrivare. «Condivido le aperture che ci permetteranno di rilasciare dichiarazioni, credo che i tempi siano maturi e spero anzi che vengano affrettati», ha detto Stefano Farina, rappresentante della Can di serie A e B. «Sarei favorevole se non venissero strumentalizzate - gli ha ribattuto il collega Domenico Messina - . Cosi come è oggi, è un rischio troppo forte, c'è un difetto di cultura, un contesto che al momento lo sconsiglia. Il problema non sarebbe certo la capacità mediatica di spiegare le nostre opinioni quanto piuttosto il fatto che certe nostre spiegazioni potrebbero essere rivolte contro di noi a distanza di tempo. Fatti simili, spiegazioni diverse e noi rifiniamo sulla graticola. Noi non ci lamentiamo quando sottolineano gli errori che facciamo, quello che dà fastidio è la dietrologia dietro quell'errore».
«Eppure il futuro dovrà essere questo, siamo professionisti. Poi ci dovremmo mettere d'accordo sui punti di cui potremmo parlare - ha aggiunto sempre più convinto Farina - perchè c'è sempre il problema del referto di fine gara. Ai giornalisti potremmo solo spiegare questioni tecniche, visto che la parte prettamente disciplinare finisce poi al giudice sportivo e quindi è riservata».
In attesa delle novità annunciate, le due ore e mezza di faccia a faccia a Fiumicino tra chi gioca e chi fischia sono servite a mettere in risalto le esigenze delle diverse categorie a confronto. Per gli arbitri ha parlato Stefano Farina, sottolineando alla platea che si sente una gran voglia di ricostruire il calcio. Si è parlato di fair play, e anche su questo Gussoni è stato chiarissimo: «E' un problema delle altre categorie. Per l'arbitro la regola è una: deve interrompere il gioco quando qualcuno deve essere soccorso».
Per Gussoni è un altro tassello nel mosaico, dopo l'arrivo di Pierluigi Collina: e sarà solo un caso, ma nella prima domenica del nuovo corso arbitrale gli errori sono stati meno, con conseguente crollo delle polemiche. «Effetto Collina? Mi sembra prematuro - sorride Gussoni - . E' stata una giornata normale, qualche errore ma senza il clamore del passato».
Intanto un 12enne ha preferito il fischietto al pallone. Si chiama Filippo Burroni, vive a Firenze e dopo aver giocato per un paio di anni come portiere, ha deciso di fare l'arbitro per Pulcini ed Esordienti. «Sono un tipo disciplinato - dice - e mi piacere seguire e far seguire le regole».