Si fondono i seminari di cinque diocesi

TORTONA. Aria di svolta per i futuri preti dell'Oltrepo e del tortonese. Sarà questo infatti l'ultimo anno in cui i seminaristi alloggeranno e studieranno nella storica sede di via Seminario a Tortona. Sede che si trasformerà in un importante centro culturale e religioso a sfondo vocazionale. Il seminario vero e proprio diverrà, invece, interdiocesano e sarà collocato a Valmadonna in provincia di Alessandria in località Betania. Li confluiranno gli aspiranti sacerdoti provenienti da Tortona, Alessandria, Acqui Terme, Casale Monferrato e Asti.
Già da tempo i seminaristi si recano a Alessandria per le lezioni e i corsi di prearazione, mentre all'ora di pranzo tornano a Tortona: qui studiano e partecipano alle varie attività. Una vita di comunità che dura cinque anni e che adesso è alla prova del cambiamento. Sempre meno aspiranti preti, si deve ragionare su «economie di scala» anche in campo ecclesiale.
Sono attualmente nove i seminaristi presenti a Tortona che è considerata una delle diocesi più vitali dal punto di vista delle vocazioni (con una preminenza dell'Oltrepo). La vita in seminario è cambiata, le vocazioni riguardano giovani con esperienze consolidate di studio (due laureati in biologia, un insegnante laureato in lettere antiche, un laureando in scienze dell'educazione e un ingegnere). A guidarli è il rettore, ovvero un (fresco di nomina) monsignore stradellino: don Gianfranco Maggi (già curato a Broni e parroco a Castelnuovo). Personalità aperta, fautore ci raccontano di un dialogo schietto sui problemi sociali e religiosi. Il risultato è un gruppo che appare affiatato dove i temi forti si mescolano a più terrene discussioni (il rettore è interista, mentre alcuni seminaristi juventini stanno imparando il significato della penitenza...). L'obiettivo appare quello di costruire un progetto di prete al passo con i tempi. Cosa accadrà ora con la svolta di Valmadonna? C'è chi apertamente spera che sia proprio monsignor Maggi a traghettare il gruppo verso il nuovo. C'è chi non si nasconde le difficoltà di una «fusione» che comporterà di rivedere i regolamenti, i programmi, le modalità d'accesso al nuovo seminario interdiocesano. Ma c'è già una parola d'ordine forte in curia: tutto ciò non significa che il seminario chiude, si trasforma. La svolta però è di quelle che possono cambiare la storia religiosa di una diocesi.