Truffa della finta beneficenza Il giudice infligge 2 condanne
PAVIA. «E' lei, è proprio lei...». La signora Maria, settant'anni, punta il dito verso la fotografia che, il 23 gennaio 2004 era uscita sulla Provincia Pavese e che mostrava il volto di Teresa Amante, 43 anni, residente in Lazio, coinvolta in una vicenda di truffe a Tortona. Ebbene, quella donna lei l'aveva purtroppo conosciuta sotto il nome di «Francesca» falsa pediatra figlia di un medico di Pavia che non è mai esistito. Una truffatrice, si direbbe.
E proprio lei con il convivente Bruno Basile, 41 anni, aveva appunto truffato, nel dicembre del 2003, la signora Maria (di cui omettiamo le generalità perché, come ricorda in sentenza il giudice Pietro Balduzzi, ancora adesso non ha rivelato ai parenti, per vergogna, di essere stata raggirata). Truffa classica, dice il magistrato, condannando i due a 1 anno di reclusione e disponendo l'immediato risarcimento di 20mila euro alla signora Maria, difesa dall'avvocato Fabrizio Gnocchi.
Quella mattina del 17 dicembre la signora Maria sta passeggiando in Lungoticino quando un automobilista si ferma, e le chiede un'informazione. Nel frattempo si avvicina una passante che, a sua volta, parla con l'uomo alla guida dell'auto e convince l'anziana pavese a salire sulla macchina cosi da condurre più facilmente l'uomo a destinazione. Per farla breve: nel tragitto le fanno credere di dover consegnare un'eredità di 200mila euro, che per farlo serve un particolare atto notarile con il versamento di 15mila euro, che altrimenti i soldi, destinati ad opere di beneficienza, andranno perduti... Insomma, alla fine lei si fa convincere e, dal fratello, ottiene un assegno di 15mila euro. I soldi vanno cambiati, avviene in banca, Maria torna con il denaro. I due truffatori se lo fanno consegnare e le chiedono di tornare nell'istituto di credito per ritirare un ultimo documento. Maria entra in banca. Quando esce dalla banca i due truffatori sono scomparsi. Insieme ai 15mila euro. (f. ma.)