Ospedali si cambia: il rapporto sarà esclusivo
ROMA. Fine della possibilità di esercitare la libera professione e ritorno a un rapporto di esclusività. Ospedali si cambia. Lo scandalo del Policlinico romano Umberto I ha portato a un ritorno al passato, con i ministri della Salute e della Ricerca, Livia Turco e Fabio Mussi, che hanno ripristinato il divieto a svolgere la libera professione per i dirigenti del servizio sanitario nazionale, gli ex primari e gli attuali capi dipartimento. La decisione è stata presa ieri nell'incontro fra i ministri per esaminare la situazione dei policlinici in generale e del rapporto tra servizio sanitario e sistema universitario.
E' stato anche deciso di istituire, nella regioni in cui ancora non esistono, aziende integrate ospedaliero-universitarie alle quali trasferire la proprietà dei policlinici, a partire proprio dal Policlinico Umberto I, in modo da sbloccare i lavori di ristrutturazione. Questa mattina i carabinieri dei Nas consegneranno al ministro Turco il rapporto con i risultati delle ispezioni eseguite nei giorni scorsi negli ospedali italiani. Nel frattempo, i primi provvedimenti utili a migliorare le condizioni di lavoro nelle strutture sanitarie sono già stati presi dal governo. A partire dall'obbligo di aver un rapporto esclusivo con il servizio sanitario per gli ex primari, pur mantenendo la possibilità di svolgere la propria attività intramoenia, ovvero all'interno della struttura ospedaliera. Un'esclusività reversibile, in quanto legata alla durata dell'incarico. Per l'applicazione delle nuove norme, il governo ha escluso di voler ricorrere a un apposito decreto legge, preferendo inserirle nel disegno di legge sul governo clinico e per l'ammodernamento del sistema sanitario. Un provvedimento, ha spiegato il ministro della Salute Turco, che «è già oggetto di confronto con le organizzazioni professionali e sindacali di categoria e si continuerà a parlarne per giungere alla definizione della norma entro il prossimo mese di febbraio».
Quella dell'esclusività per i medici dirigenti pubblici, è una questione che si trascina ormai da diversi anni, inserita nel 1999 dall'allora ministro della Sanità Rosy Bindi in maniera obbligatoria e irreversibile, diventa facoltativa nel 2004 quando, con il governo Berlusconi, ai vertici del dicastero siede Girolamo Sirchia. Oggi si torna di nuovo a prevedere un rapporto di esclusività, ma più soft rispetto al passato. Sempre e comunque è stata invece permessa l'attività intramoenia, da svolgere in spazi ricavati all'interno delle strutture ospedaliere e per la realizzazione dei quali in passato sono stati stanziati 500 milioni di euro, fino a oggi quasi per nulla utilizzati.
Il ripristino dell'esclusività è stato commentato positivamente dal direttore generale del Policlinico universitario Tor Vergata di Roma, Enrico Bollero: «Va a vantaggio dei cittadini che, in questo modo, potranno contare su tariffe più trasparenti», ha spiegato Bollero. «Inoltre ci sarà un maggiore controllo sull'attività dei dirigenti sanitari, dal momento che è anche previsto che il volume dell'attività libero-professionale non possa superare il volume dell'attività svolta nel pubblico».
Favorevoli anche i medici internisti, mentre il provvedimento viene definito «ideologico» dall'Associazione nazionale primari ospedalieri: «E' una decisione - ha spiegato l'Anpo - che ci piove sulla testa senza che nessuno ci abbia mai davvero consultati». Critiche, infine, anche dal sindacato dei medici ospedalieri (Cimo): «Non bastava il caos dei ticket ospedalieri, non era sufficiente il degrado in cui versano molti ospedali», ha detto il sindacato: «adesso regna sovrana la confusione dopo l'intesa dei ministri Livia Turco e Fabio Mussi sui rapporti tra università e Servizio sanitario nazionale. Questo è l'ennesimo regalo che rischia di affossare la sanità pubblica».