Daniel Craig, manesco e serioso è il nuovo 007 del grande schermo

PAVIA. «Improvvisamente James Bond si accorse di essere stanco»: con questa immagine di comune fragilità, alla sesta riga di 'Casino Royale" fa la sua apparizione il più celebre agente segreto del mondo. Era il 1953 quando Ian Fleming diede vita al suo personaggio in questo primo romanzo, che resta forse il suo capolavoro e che colpi per la violenza, fredda e crudele, il romanticismo esasperato, fiammeggiante, l'erotismo esplicito, ma avvolto in una luce cupamente malinconica. Si cercherebbe invano di ritrovare tutto questo, malgrado l'autorevole firma in sceneggiatura di Paul Haggis, nel 'blockbuster" di Martin Campbell, che segna l'alba di un nuovo interprete, il sesto: il glaciale, duro, tagliente Daniel Craig.
Il quale è legittimamente preoccupato di far dimenticare i due predecessori più ingombranti, il leggendario Connery e il recente Brosnan. Agevolato in ciò dal fatto che il film è un prequel che ruota intorno a una domanda: com'era Bond prima di diventare James Bond? con l'obbligo di differenziarsi anche stilisticamente dagli altri e di aggiornare agli scenari attuali le situazioni internazionali. Il banchiere Le Chiffre (Mads Mikkelsen) diventa cosi un megafinanziatore del solito terrorismo internazionale post-11 settembre e la missione dell'agente segreto di Sua Maestà quella di sconfiggerlo al tavolo da gioco con l'aiuto della Cia e del 'contatto" Vesper Lynd (Eva Green), della quale si innamora... In tale contesto, ovviamente, anche l'epoca dell'hi-tech vuole la sua parte. Ma il Bond di Craig, più che trastullarsi con i gingilli tecnologici, usa calci, pugni e mani nude. La sua performance trasmette fisicità e adrenalina a discapito forse dell'ironia e dell'autoironia, registri sconosciuti a questo interprete non raffinatissimo di un film il cui prologo praghese, girato in un livido, 'sporco" bianco e nero, sembra promettere bene. Invece tutto si traduce in una struttura a blocchi chiusi, quasi intercambiabili, imperniati su sequenze d'azione con un uso contenuto di effetti speciali e sviluppati freneticamente fino all'epilogo, riscritto da Haggis. (f. cor.)