Maxerre, Ogliaro scalpita
VOGHERA. Pericolosità perimetrale da recuperare al più presto. Questo il proponimento-Maxerre per l'anno nuovo. Il 27% dall'arco mandato agli archivi nelle prime 15 giornate, malissimo si concilia con le ambizioni di una squadra partita per giocarsi fino in fondo una chance di B1. «Ci manca tantissimo Ogliaro», questa l'analisi di coach Cellario. Già, perché se è lecito attendersi progressi da tutti gli altri, lo specialista dall'arco che vale tre è proprio lui, capitan «Oglio». Un tribolatissimo girone d'andata alle spalle, una voglia matta di voltar pagina. Come le punte del suo amato Milan, anche il fuciliere casalese è in attesa di rompere il ghiaccio. Una brutta distorsione alla caviglia lo ha relegato in tribuna per otto partite, poi è arrivata una ripresa tutta in salita.
Minutaggi risicati, la condizione che fatica a tornare accettabile nelle ultime cinque gare del girone d'andata: del vero Ogliaro, o di quello che servirebbe come il pane alla causa vogherese, nessuna traccia (1/21 da tre il suo bilancio post-infortunio). Dopo la sosta, il bomber schiuma rabbia, animato da una spinta particolare, quella di un debito da saldare: «Ai compagni in spogliatoio - spiega accalorato il capitano vogherese - l'ho già detto. In tribuna ho avuto l'ennesima conferma di quanto adori la pallacanestro, ma anche di quanto ho sofferto a non poterli aiutare. Loro sono stati bravissimi a mettere insieme tante vittorie, ora devo svegliarmi anch'io. Non sento la pressione di essere particolarmente atteso, anzi mi gratifica che l'allenatore e la società si aspettino da me la svolta».
Più un problema di condizione o di fiducia?
«La condizione è molto migliorata e, in questi ultimi giorni, l'ho verificato in allenamento. Ora mi manca la partita che mi sblocchi. Questo non significa necessariamente mettere venti punti subito, mi accontenterei di lasciare qualche sigillo, magari già da domani a Bergamo. Contro un mio ex-allenatore come Massimo Meneguzzo ho spesso giocato bene, speriamo che il nuovo anno porti pure un nuovo Ogliaro...».
Come cattedratico in materia, il tiratore casalese non ha mancato di fornire il suo contributo nel dibattito che si è puntualmente sviluppato in seno all'ambiente vogherese sui rimedi da adottare per guarire al più presto la «sindrome da braccino tremante». «Sono sempre stato dell'idea che la squadra abbia il talento e l'attitudine per tirare da tre molto meglio di quanto fatto finora - spiega Oglio. In un momento di difficoltà come questo possiamo rimediare solo aumentando le esercitazioni. Ne abbiamo parlato con lo staff e, in questa sosta, abbiamo incrementato gli allenamenti specifici sul tiro, anche al mattino, dopo le sedute atletiche. Per me è l'unica medicina, io, poi, per quel discorso del debito cui accennavo prima, mi fermo mezz'ora in più ogni volta, speriamo bene...».
Paolo Rappoccio