L'Europa applaude, l'Ocse frena l'entusiasmo

ROMA. L'Unione europea applaude, l'Ocse invita a non abbassare la guardia e a passare ora alla riforme strutturali. Dopo la polemica Berlusconi-Prodi sulla situazione dei conti pubblici italiani, nuovi commenti arrivano questa volta dagli osservatori internazionali. Ma l'orizzonte della situazione economica italiana sembra comunque rasserenarsi. Rifiuta invece di entrare nella contesa il capo dello Stato Giorgio Napolitano. «I conti pubblici - si limita a commentare - sono materia di Padoa Schioppa». «Una buona notizia», cosi ha commentato la portavoce di Joaquin Almunia, commissario europeo agli Affari economici, la notizia della forte riduzione del fabbisogno italiano nel 2006.
Un dato, ha aggiunto, «che dovrebbe rendere più facile raggiungere l'obiettivo del 3 per cento e far progredire più velocemente verso l'obiettivo dell'equilibrio delle finanze pubbliche». In autunno Almunia aveva previsto per il nostro paese un deficit al 4,5 per cento, ben oltre il tetto fissato dall'Europa, e il governo italiano, includendo il deficit delle Ferrovie, lo aveva stimato al 5,7. Dopo l'approvazione della Finanziaria, le prospettive volgono invece al bello. Il dato sul disavanzo sarà aggiornato da Bruxelles entro marzo 2007 e sarà rivisto in sostanzioso ribasso. E c'è già chi assicura che entro quest'anno il nostro paese potrebbe ridurre il deficit al 2,5 per cento. Ben al di sotto cioè del tetto europeo, ma anche del 2,8 che il governo si era posto come obiettivo.
A frenare troppo facili entusiasmi ci pensa però l'Ocse, anche se, a sua volta, fornisce dati molto positivi. In particolare, segnala che nella zona euro «dopo diverse false partenze, la ripresa economica si è consolidata». Secondo il rapporto presentato ieri, «l'attività economica è stata forte nel 2006, imprese e famiglie sono più fiduciose verso il futuro, gli investimenti sono cresciuti e la disoccupazione è scesa sotto l'8 per cento per la prima volta dal 2001. Ci sono incoraggianti segnali che la ripresa si stia allargando anche ai consumi delle famiglie».
Tutto bene dunque? Nient'affatto, sottolinea l'Ocse. A preoccupare sono ancora i bilanci pubblici degli Stati europei e in particolare le spese per sanità e previdenza. L'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico invita dunque gli Stati dell'euro a procedere ora sulla strada delle riforme strutturali, a cominciare da quella delle pensioni. In caso contrario, avverte infatti il rapporto, il debito pubblico si avvierebbe su «un terreno esplosivo in quasi ogni paese dell'euro». In particolare, l'Ocse segnala che, senza scelte decise, il debito in Italia salirà nel 2050 al 365 per cento del Pil. Peggio farebbe solo il Portogallo, con un rapporto pari al 489 per cento.
Un'indicazione che a Roma torna ad alimentare le polemiche sulla necessità della riforma delle pensioni fra maggioranza e opposizione, ma anche all'interno delle due coalizioni. Il governo ne parlerà sicuramente nel «conclave» di Caserta dell'11 e 12 gennaio. Ma l'argomento sarà di certo anche al centro dei colloqui che Prodi avrà all'inizio della prossima settimana con i segretari di partito dell'Unione.