L'ex rais sepolto a Awjia, esplode l'ira sunnita
ROMA.Lo hanno sepolto a notte fonda, prima dell'alba di domenica. Una scelta imposta da ragioni di sicurezza ma che non ha impedito a centinaia di persone, parenti e nostalgici del deposto regime, di dare a Saddam Hussein l'ultimo saluto. E mentre continuano i pellegrinaggi sulla tomba dell'ex dittatore iracheno, nel paese ribolle la rabbia sunnita.
Da Baghdad ad Awjia.La salma di Saddam è stata trasferita nel nord dell'Iraq alcune ore dopo l'esecuzione. Destinazione il villaggio di Awjia, dove il rais era nato. Il viaggio ha richiesto imponenti misure di sorveglianza. Tutte le vie d'accesso a Tikrit, la città più importante dell'area e distante appena 4 chilometri da Awjia, sono state chiuse con grande anticipo per evitare manifestazioni e raduni.
Ma nonostante il dispiegamento di forze, più di cinquecento persone hanno atteso l'arrivo del pick-up con a bordo il corpo di Saddam. Il corteo funebre, scortato da trenta auto della polizia e da altre decine di auto di servizio, è stato accolto da una folla di dignitari locali, dal capo della tribù alla quale apparteneva il rais - gli Albu Nasser - dal governatore della provincia di Salaheddin, da numerosi religiosi sunniti, da parenti del defunto, giunti anche dalla Siria, e da gente comune.
In massa si sono stretti attorno al feretro condotto nella grande sala per le udienze, fatta costruire da Saddam nel cimitero di famiglia. In coro hanno scandito «Allah è grande» e hanno sparato raffiche di kalashnikov verso il cielo mentre le donne intonavano il tipico ululato in segno di «gioia per il martirio». I parenti hanno preteso che la cassa venisse aperta, e in molti si sono messi in fila per baciare il volto del defunto, segnato dai lividi dell'impiccagione. Uno dei suoi cugini, Ibrahim al Tikriti, ha anche rimosso la sciarpa blu che era stata posta attorno al collo del condannato per conservarla come «reliquia». Poi, prima della sepoltura, sulla bara di Saddam è stata dispiegata una bandiera dell'Iraq e nell'aria ha cominciato a risuonare il vecchio slogan delle manifestazioni di regime: «Col nostro corpo, con la nostra anima siamo pronti a morire per te, o Saddam».
L'omaggio continua.Fonti degli Albu Nasser hanno tenuto a far sapere che quella attuale è solo una sepoltura provvisoria. La tomba definitiva sarà ospitata in un mausoleo, ancora da costruire, dove saranno portati anche i corpi dei due figli di Saddam, Huday e Qusay, uccisi il 23 luglio del 2003 a Mossul in uno scontro a fuoco con i soldati americani e attualmente sepolti sempre ad Awja, a poca distanza dal padre.
Intanto i pellegrinaggi continuano. Anche ieri, per tutta la giornata, Tikrit è stata invasa da decine di nostalgici. In tutta la città sono state allestite tende, addobbate con gigantografie di Saddam e bandiere nazionali, in cui la folla in lutto ha reso omaggio alla memoria del rais, pregando e leggendo versetti del Corano. I sit-in proseguono anche fuori dai confini iracheni, in buona parte del mondo arabo. A una manifestazione di piazza indetta ad Amman ha fatto la sua comparsa Raghad Hussein, la figlia maggiore dell'ex dittatore, da tempo rifugiata in Giordania.
La collera sunnita.La rabbia dei sunniti per l'impiccagione di Saddam, intanto, monta. A Ramadi, roccaforte del triangolo sunnita (che unisce Baghdad est, Tikrit, Ramadi e contiene anche le città di Samarra e Fallujah) e via per la Siria, sono riesplosi violenti scontri fra le truppe americane e gli insorti. Nell'area di Ad-Dawr, dove Saddam fu catturato, centinaia di sunniti hanno invece manifestato contro i leader sciiti che hanno voluto l'esecuzione. Nel mirino dei dimostranti il mullah radicale sciita Moqtada Sadr e il leader del movimento sciita finanziato dall'Iran, Abdel Aziz al-Hakim. «Codardi, traditori», gridava la folla che, sfilando per le strade del villaggio, inneggiava a Saddam come «eroe e martire» della resistenza agli invasori.
La resistenza.La direzione in esilio del partito iracheno Baath, illegale dal 2003, nel frattempo ha nominato Izzat Ibrahim al-Duri «presidente legittimo dell'Iraq e comandante supremo delle forze armate». Al-Duri, ex vice presidente del Consiglio del comando della rivoluzione, supremo organo decisionale del deposto regime iracheno, è ricercato dall'esercito americano dalla primavera del 2003 e sulla sua testa pesa una taglia di 10 milioni di dollari.
Polemiche con Roma.In un'intervista telefonica alla tv di stato al Iraqiya, Yassim Majid, uno dei consiglieri del premier iracheno Nuri al Maliki, ha respinto le critiche europee sulla pena di morte bollandole come «indebite interferenze negli affari interni del paese».
Soprattutto il consigliere ha replicato al premier italiano Romano Prodi che nei giorni scorsi aveva espresso il suo «sgomento». Majid ha ricordato a Prodi che «alla fine della seconda guerra mondiale, Mussolini é stato processato per un solo minuto prima di essere ammazzato».